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Comuni della provincia di Lecce

Comuni della provincia di Lecce.

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Taviano Da Enciclopedia Wikipedia. Taviano (in dialetto salentino Taianu) è un comune di 12.506 abitanti della provincia di Lecce. Taviano               Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 39°59′0″N 18°5′0″E / 39.98333, 18.08333Coordinate: 39°59′0″N 18°5′0″E / 39.98333, 18.08333 Altitudine: 54 m s.l.m. Superficie: 21 km² Abitanti: 12.632 31-12-04 Densità: 596 ab./km² Frazioni: Marina di Mancaversa  Comuni contigui: Casarano, Gallipoli, Matino, Melissano, Racale CAP: 73057 Pref. telefonico: 0833 Codice ISTAT: 075085 Codice catasto: L074  Nome abitanti: tavianesi  Santo patrono: San Martino di Tours; Madonna del Miracolo  Giorno festivo: 11 novembre  Sito istituzionale Visita il Portale Italia Indice [nascondi] 1 Geografia 2 Storia 3 Particolarità 4 Luoghi d'interesse 5 Istruzione 6 Impianti sportivi 7 Economia locale 8 Trasporti 9 Frazioni e località 10 Gemellaggi 11 Personalità legate a Taviano 12 Evoluzione demografica 13 Amministrazione comunale 14 Galleria 15 Bibliografia 16 Note 17 Voci correlate 18 Collegamenti esterni   Geografia [modifica] Taviano sorge nella parte meridionale della penisola salentina e dista 46 Km da Lecce (capoluogo di provincia). Confina con i comuni di Gallipoli, Matino, Melissano, Racale , Casarano e Alezio e possiede una frazione denominata Marina di Mancaversa che si affaccia sul mare Jonio. Il territorio ha un'estensione di circa 40 Km²} ed è pianeggiante con una piccola parte collinare denominata Castelforte. Il sottosuolo è costituito da sabbioni calcarei con acqua sorgiva che varia da 3 a 10 metri di profondità, rendendo la zona tra le più fertili della provincia. La zona, prevalentemente agricola, si avvale della coltura di oliveti secolari, vigneti, alberi da frutta e fiori, su cui si basa parte dell'economia del paese. Storia [modifica] Taviano è stata riconosciuta Città il 2 maggio 1996 con decreto del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Particolarità [modifica] Una particolarità della zona sono i soprannomi che vengono dati agli abitanti dei paesi limitrofi, come ad esempio: "Racalini pisciammare" (abitanti di Racale che secondo dicerie popolari, non vere, si diceva urinassero in mare) "Picciuttari" (abitanti di Alezio) Gli stessi abitanti di Taviano venivano chiamati "Tajanesi ventri 'nchiati" (Tavianesi con la pancia gonfia).L'espressione non è nata per caso perché da sempre i Tavianesi hanno sofferto dei danni causati dalla malaria (malattia che rende la pancia gonfia), essendo essi vissuti in prossimità di zone paludose, malsane e acquitrinose: Patula, Gallari, Ciu, Li Foggi, immense depressioni nelle quali defluivano tutte le acque della vallata circostante e che a causa del terreno impermeabile ristagnavano perennemente. Inoltre i soprannomi venivano dati anche a persone della stessa città,in base al lavoro che facevano,in base al loro modo di parlare o in seguito a qualche gaffe. Ecco alcuni esempi: Cacabbuttùni (caga bottoni) Carcassa (petardo) Maletiempu (portatore di brutte notizie) Mammùne (attaccato morbosamente alta figura materna) Mangiacaddhici (mangiatore di fichi rinsecchiti sulla stessa pianta) Matosca (imprecazione come dire accipicchia, mannaggia) Senzapica (poco virile, senza pene) Spinnapulici (spidocchiatore) Precamorti (il becchino del paese) Tajéddha (dal nome di un tipo di tegame di creta, basso e largo) Zzippu (legno piccolo a due estremità appuntite che fa parte del gioco delle «mazze»; oppure bastoncino o ramoscello secco; ancora poggiapiede della sedia) Zzuccarino (uomo dai carattere dolce).   Luoghi d'interesse [modifica] Istruzione [modifica] Nella città è presente un istituto elementare "A. Moro" e una succursale "A. D'Ambrosio" situate rispettivamente in P.zza Lombardo Radice,4 e in Via Bellini. Inoltre è presente anche un istituto medio inferiore "A. De Blasi" situato in Via V. Emanuele III. Per quanto riguarda gli istituti medio superiori,i ragazzi si spostano nelle città limitrofe di Gallipoli e Casarano. Impianti sportivi [modifica] Economia locale [modifica] Sono presenti una struttura adibita a mercato ortofrutticolo, sito sulla provinciale per Casarano, e una struttura denominata "Mercaflor" adibita a mercato floricolo per la commercializzazione dei relativi prodotti. Particolare importanza è data alla coltura dei fiori che negli ultimi anni ha concesso l'uso del marchio ufficiale di controllo di qualità a "TAVIANO CITTÀ DEI FIORI" allo scopo di caratterizzare e valorizzare la vasta gamma di prodotti tipici della floricoltura. Gli addetti al settore dell'agricoltura sono circa 3.000, in quello artigiano-manifatturiero circa 750, mentre in quello del commercio circa 290. Trasporti [modifica] La rete stradale ha una lunghezza di 140 Km di cui 55 Km interessano le strade cittadine, 85 Km quelle extraurbane utilizzate per collegamenti agricoli, e 18 Km le strade statali e provinciali.Inoltre la città è collegata a Gallipoli e Casarano da un linea delle Ferrovie del Sud Est,e dal passaggio di alcune corriere private (Bormann) che gestiscono i collegamenti con Lecce e Bari. Frazioni e località [modifica] L'unica frazione di Taviano è Mancaversa, la marina della città. Affacciandosi sul mar Jonio, dista circa 6 km da Gallipoli e 30 da Santa Maria di Leuca. È caratterizzata da una costa bassa e a prevalenza rocciosa. Gemellaggi [modifica] Personalità legate a Taviano [modifica] Il deputato in carica del Partito Democratico, Lorenzo Ria, è Tavianese Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Salvatore D'Argento (lista civica) dal 30/05/2006 Centralino del comune:               0833 916111        Posta elettronica: comunicazione@comune.taviano.le.it Voci correlate [modifica] Patata novella sieglinde di Galatina Collegamenti esterni [modifica] Taviano su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Taviano") www.cittadeifiori.it Sito ufficiale del Comune di Taviano Parrocchia B.V.M. Addolorata
Venerdì 14 Novembre 2008 | Stampa | PDF |  Email
Taurisano Da Enciclopedia Wikipedia. Taurisano ( abitanti 12.489) è una città del basso Salento della provincia di Lecce. Il territorio ha una forma ad uncino ed è ubicato su un'area in gran parte occupata dalle Murge o Serre Salentine e dista pochi chilometri dal Mare Ionio. Taurisano Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 39°57′0″N 18°10′0″E / 39.95, 18.16667Coordinate: 39°57′0″N 18°10′0″E / 39.95, 18.16667 Altitudine: 110 m s.l.m. Superficie: 23 km² Abitanti: 12.485 31-12-04 Densità: 537 ab./km² Comuni contigui: Acquarica del Capo, Casarano, Ruffano, Ugento CAP: 73056 Pref. telefonico: 0833 Codice ISTAT: 075084 Codice catasto: L064  Nome abitanti: taurisanesi  Santo patrono: Santo Stefano  Giorno festivo: 3 agosto  Sito istituzionale Visita il Portale Italia Indice [nascondi] 1 Origini 2 La Storia 3 Ricorrenze e feste 4 Personaggi illustri 5 Evoluzione demografica 6 Amministrazione comunale 7 Collegamenti esterni   Origini [modifica] Il territorio ha origini antichissime. Il toponimo Taurisano i vari studi lo fanno derivare da: “taurus sanus”, legato ad allevamento e commercio di tori in età messapica e romana; “Taurisius” o Taurisianus”, in riferimento alla colonizzazione da parte di un centurione romano “Taurus”; infine dalla radice preindoeuropea “Taur”, col significato di altura, etimologia più probabile considerate le fattezze del territorio, su cui insistono i cordoni collinari delle Serre salentine. Gli svariati monumenti megalitici e il rinvenimento di manufatti dell’industria neo-eneolitica, frammenti di ossa umane e di Bos primigenius, selci levigate, fanno supporre che l’antropizzazione del territorio taurisanese si possa considerare avvenuta tra il II e il I millennio a.c.. Il territorio è uno dei più ricchi di Specchie del Salento, poste sulla sommità delle Serre con funzione: di vedetta, di difesa dagli assalitori e funeraria.   La Storia [modifica] I primi documenti attendibili che parlano di Taurisano ci riportano verso la fine del sec. XII, durante la dinastia normanna, allorquando Tancredi d'Altavilla, conte di Lecce dal 1175 e re di Sicilia dal 1190, infeudò Taurisano, donandola a Filiberto Monteroni nel 1191. La famiglia Monteroni era una delle famiglie più importanti della Terra d'Otranto; tenne il territorio di Taurisano fino al 1265 e successivamente dal 1444 al 1536, quando si estinse in seguito alla morte di Francesco Monteroni, rimasto senza discendenti. Subentrata ai Normanni la dinastia degli Svevi nell'Italia Meridionale, il sovrano Federico II° di Svevia (1194-1250) concesse il Principato di Taranto, cui apparteneva la baronia di Taurisano, al figlio Manfredi, che ebbe non pochi problemi politici con i pontefici del tempo. La morte del re e la lontananza dell'erede dell'Impero Svevo, Corrado IV°, ravvivarono le speranze del Papato di riprendere il controllo politico dell'Italia Meridionale. Fu proprio il Papato, nella persona del Papa Innocenzo IV°, che, per combattere gli Svevi, chiamò in aiuto il francese D'Angiò, promettendogli la corona del Regno di Napoli. E questi con un potente esercito scese in Italia sbaragliando Manfredi a Benevento nel 1266. Fra i molteplici provvedimenti amministrativi, il D'Angiò nominò barone di queste terre Hugo de Tauro o de Taurisano. Nella rinnovata ottica della gestione feudale, fu proprio Carlo V° che assegnò il feudo di Taurisano, insieme con la Contea di Castro, ad Antonio Mercorino, marchese di Gattinara, il cui dominio e quello dei suoi successori, tra cui Elisa Gattinara Lignani, durò fino agli anni'60 del XVII secolo. Infatti nel 1663 il feudo di Taurisano, insieme con quello di Monteroni, fu acquistato da Bartolomeo Lopez y Royo, appartenente ad una nobile famiglia spagnola (il cognome, in verità, deriva dall'unione della famiglia Lopez con la famiglia Royo). Nel 1692 il feudo fu trasformato da baronia a ducato, sicché da allora i Lopez y Royo si fregiarono del titolo di duchi. Di discendenza in discendenza, i duchi Lopez rimasero pienamente in possesso del feudo fino a quando i Francesi, durante l'era di Napoleone, occuparono il Regno di Napoli, abolendo la feudalità. Ultimo discendente è stato Luigi Lopez y Royo, morto nel 1992, e ne ha acquisito il titolo il figlio Giuseppe. Fra gli uomini più noti del casato sono da ricordare, oltre al già citato Bartolomeo (1614-1666), Antonio Lopez y Royo (1673-1742), il primo a fregiarsi del titolo di duca; Nicola (1819-1898), capostipite del ramo di Taurisano, e soprattutto Mons. Filippo Lopez y Royo (Monteroni, 1728, Napoli, 1811). Avviato alla carriera ecclesiastica, dotato di alto vigore intellettuale e di vasta dottrina, vescovo di Nola e poi Arcivescovo di Palermo, fu viceré di Sicilia, nominato da Ferdinando I° di Borbone, in un periodo estremamente convulso per il Regno di Napoli e per la Sicilia (la Rivoluzione Francese, con i suoi riflessi sul Meridione; i primi moti liberali; l'avvio di una nuova mentalità e organizzazione sociale), per cui la sua figura e la sua opera non sono state adeguatamente apprezzate a causa del clima di confusione, di giacobinismo e di restaurazione, di diffidenza e di odio. Come in quasi tutte le realtà salentine e meridionali, anche in Taurisano si sono verificati vistosi cambiamenti dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in conseguenza di una forte emigrazione sia verso l'interno (il famoso triangolo industriale italiano), sia verso l'estero, verso i Paesi di centro- Europa (Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Lussemburgo, ecc.). Tali cambiamenti hanno inciso sia sul tessuto familiare, sia principalmente, sull'economia, in quanto con le rimesse dell'emigrazione c'è stata una forte espansione del lavoro nel campo dell'edilizia e dei settori indotti. Sempre dopo gli anni '50 si è determinata anche una certa vivacità nel vissuto sociale e nel campo culturale (manifestazioni, testate giornalistiche, ecc.) culminate, finora, con la rivalutazione della figura e dell'opera del figlio più illustre di Taurisano, Giulio Cesare Vanini, filosofo che qui ebbe i natali.   Ricorrenze e feste [modifica] Il Patrono della città di Taurisano è Santo Stefano Protomartire. Santo venerato sia dalla chiesa cattolica sia da quella ortodossa, e si festeggia secondo questo ultimo rito il 3 agosto. Al culto e alla devozione per Santo Stefano, lapidato a Gerusalemme intorno al 36 d.c. ed introdotto in Taurisano con ogni probabilità dai monaci italo-greci nel Basso medioevo nella prima metà del secolo XI, è intitolata la prima chiesa parrocchiale della città. La tradizione lo vuole protettore contro il lancio di pietre, e quindi dei fornaciari o addetti alla “carcara” (arte molto antica della produzione di calce e fino a qualche anno fa attività economica molto importante del paese) e a protezione delle colture dalle grandinate. Infatti, una antica leggenda narra che per protezione e grazia ricevuta dal martire, salvando l’abitato e i paesi vicini da un terrificante nubifragio grandinifero, che altrimenti avrebbe portato morte e devastazione, i fedeli sia di fede greco-ortodossa che latina di Taurisano elevarono Santo Stefano loro patrono ed eressero una cappella sul sito della chiesa-cripta precedente. Un importante culto è anche quello di Santa Maria della Strada, per il grande fervore religioso e partecipazione popolare, ed è considerata la Compadrona del paese. Questo culto ruota intorno ad un monumento sacro, oggi Santuario a vocazione Ecumenica, edificato tra la fine della dominazione sveva e gli inizi di quella angioina (intorno alla seconda metà del sec. XIII) ed in origine dedicato alla Natività di Maria che ricorre secondo il rito ortodosso 8 settembre, giorno dei festeggiamenti. Sulle origini della chiesa e sul “Culto” millenario la tradizione ci ha tramandato due leggende. La prima recente e romantica, risalente con ogni probabilità al 1700, narra che un ricco mercante di oggetti preziosi viene salvato per apparizione della B.V. Maria dai briganti assalitori mettendoli in fuga, e per la sua intercessione e in segno di riconoscenza il mercante edificò l'edificio sacro e lo cinse con un cordone ricavato dalla fusione degli oggetti preziosi che trasportava. La seconda, antica e con ogni probabilità dovrebbe avvicinarsi alla realtà, racconta che nel Basso Medioevo la Madonna, invocata e apparsa, ha salvato la comunità di Taurisano da una terribile epidemia di peste. Per questo fatto miracoloso dovuto all’intercessione della Vergine fu edificato l’edificio religioso, e donato un cordone d’oro, poi d’argento dalla collettività per lo scampato pericolo. Questo singolare culto, presenta notevoli analogie con la tradizione della Madonna del Santo Cordone, venerata a Valenciennes (Fiandre francesi), secondo la quale nel 1008, di cui quest'anno ricorre il millenario, la Madonna salvò dalla peste gli abitanti cingendo la città a protezione con un cordone miracoloso. Con ogni probabilità questo culto fu introdotto dai pellegrini, che dal nord Europa dalla via “Francigena” venivano verso l’Italia attraversando la via “Romea” e giungevano in Puglia, per poi recarsi, tramite la via della “Perdonanza” o “Mistreriosa”, all’importante Santuario de Finibus Terrae di S. Maria di Leuca, questo nel periodo della dominazione Francese per opera degli angioini che presero possesso di Taurisano sin dal 1269. Fino a qualche decennio fa, l'8 dicembre, giorno in cui la cristianità festeggia la Natività della Madonna, si usava ancora cingere con un cordone, durante la solenne Messa, l'edificio religioso a ricordo dell'antica tradizione.   Personaggi illustri [modifica] Taurisano ha dato i natali a diversi personaggi. Il figlio più illustre è da considerare il filosofo Giulio Cesare Vanini (Taurisano, 1585 – Tolosa, 1619). Benedetto Plutini (Taurisano, - Napoli; 1623). Monaco cartusiano e teologo, ed è stato Priore del Monastero di San Lorenzo della Padula. Carlo Lopez y Royo (secc. XVIII - XIX). Frate benedettino e architetto della famiglia ducale dei Lopez y Royo di Taurisano. Mons. Filippo Lopez y Royo (Monteroni, 1728, Napoli, 1811). Ecclesiastico dotato di alto vigore intellettuale e di vasta dottrina, è stato vescovo di Noia e poi Arcivescovo di Palermo, fu viceré di Sicilia nel 1795, nominato da Ferdinando l° di Borbone. Saverio Lopez y Royo. Sacerdote della famiglia ducale di Taurisano. Alessandro Lopez y Royo (Taurisano, 1863 – 1950). E' stato l'ultimo duca della casata dei Lopez y Royo di Taurisano, e colui che con atto di donazione del 21 gennaio 1957 donò al popolo di Taurisano il Palazzo ducale, attuale sede della Municipalità cittadina. Francesco Castriota Scanderbeg (Napoli 1841 – Taurisano, 1905). Garibaldino e convinto sostenitore del Risorgimento italiano, discendente da una famiglia di antica nobiltà, fu sindaco di Taurisano dal 1872 al 1876. Nicola Lopez y Royo (Tauirisano, 1884 – 1956). Celebre avvocato e oratore politico insignito dal titolo di Grande Ufficiale e ha ricoperto la carica di Preside della Provincia di Lecce dal 1927 al 1943. Pietro Carloni (Tauirsano, 1896 – Roma, 1968). Attore di teatro che lavorò con la compagnia di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo che sposò nel 1922. Antonio Corsano ( Taurisano, 1899 – Roma 1989). Intellettuale, storico della filosofia ed è stato docente universitario nelle Università di Napoli, Bari e Roma. A lui è dedicata la Biblioteca di Taurisano dove conserva un “fondo Corsano” di 1748 volumi dono della famiglia dell'illustre studioso. Ugo Orlando (Taurisano 1910 – 1905). Poeta dialettale conosciuto con lo pseudonimo di “Maestro Scarpa”, ha composto diverse poesie in dialetto taurisanese ed in italiano ispirandosi a figure e ricordi popolari. Francesco Politi (Taurisano, 1906 – Roma, 2002). Intellettuale e studioso di alto profilo ha diretto l'Istituto di Cultura italiano di Monaco di Baviera e in diversi paesi e docente universitario negli Atenei di Bari e Lecce.   Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti   Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Luigi Guidano (Unione per Taurisano) dal 30/05/2006 Centralino del comune: 0833 626411 Posta elettronica: info@comune.taurisano.le.it   Collegamenti esterni [modifica] Sito Ufficiale http://www.comune.taurisano.le.it I cittadini discutono on line su http://www.tuttotaurisano.it
Venerdì 14 Novembre 2008 | Stampa | PDF |  Email
Surbo Da Enciclopedia Wikipedia. Surbo è una città di 12.728 abitanti del Salento in provincia di Lecce. Il suo territorio comunale è interamente circondato da quello del comune di Lecce, del quale è pertanto un'enclave. Surbo               Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 40°24′0″N 18°8′0″E / 40.4, 18.13333Coordinate: 40°24′0″N 18°8′0″E / 40.4, 18.13333 Altitudine: 55 m s.l.m. Superficie: 20 km² Abitanti: 13.576 31-12-04 Densità: 636 ab./km² Frazioni: Giorgilorio  Comuni contigui: Lecce CAP: 73010 Pref. telefonico: 0832 Codice ISTAT: 075083 Codice catasto: L011  Nome abitanti: surbini  Santo patrono: sant'Oronzo vescovo e martire  Giorno festivo: 2 ottobre  Sito istituzionale Visita il Portale Italia Nel marzo 2007 nella città è entrato in funzione un parco eolico, in grado di soddisfare la domanda di di 33.000 famiglie. Surbo è inoltre sede di un grande centro commerciale, che serve i comuni limitrofi, tra cui la città di Lecce, e di una multisala cinematografica. Ha una frazione, Giorgilorio, ricca di verde e in via di ingrandimento. Indice [nascondi] 1 Storia 2 Evoluzione demografica 3 Amministrazione comunale 4 Bibliografia   Storia [modifica] Secondo alcuni scrittori locali Surbo nasce nel XIV secolo prenderebbe nome dai sorbi che vi crescevano in abbondanza, ma in un diploma di re Tancredi I normanno datato 1181 già citava Surbo come facente parte della contea di Lecce insieme con il casale di Aurio. Fino al XVI secolo il paese era in mano ai Sindaci e feudatari di Lecce quindi passo ai Pepe e poi ai Sanseverino e poi ai Romano che presero il nome di Baroni di Surbo per poi passare ahli inizi del 1800 alla famiglia Patrizi. La prima volta che si ha notizie di Surbo è in un diploma di re Tancredi normanno del 1181, Surbo esisteva al tempo dei normanni e faceva parte della conte di Lecce insieme con il casale d' Aurio era anzi incorporato in questa contea come anche oggi il suo territorio è circondato da quello di Lecce poi ne divennero feudatari e baroni i sindaci di Lecce fino al XVI secolo quando passò ai Pepe e da questi ai Sanseverino conti di Pisignano e quindi ai Romano che si chiamarono baroni di Surbo. La sua antichità non si rileva soltanto dai documenti ma anche dai monumenti molti dei quali ormai distrutti. Nel museo archeologico di Taranto vi è un gruppo di oggetti in bronzo ritrovati a Surbo. L'atto di immissione degli oggetti nel museo di Taranto porta il numero 679 del 20031952 menziona sette oggetti dal n. 17140 al 17144 lo studio di tali oggetti ha dimostrato contatti tra l'Apulia e il mondo Egeo. La Sicilia e il Nord Italia e questi contatti si possono far risalire al XII secolo a.C.: probabilmente durante la prima metà. Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Daniele Capone (lista civica Surbo Città Viva) dal 15/04/2008 (1º mandato) Centralino del comune:               0832 360811        Posta elettronica: non_disponibile
Venerdì 14 Novembre 2008 | Stampa | PDF |  Email
Surano Da Enciclopedia Wikipedia. Surano è un comune di 1.730 abitanti della provincia di Lecce. Sorge a pochi chilometri dalla costa adriatica del Salento, e dista 44 km dal capoluogo. La rispettiva parrocchia intitolata a Maria SS. Assunta, appartiene alla diocesi di Otranto.   Surano Chiesa Madre di Surano Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 40°2′0″N 18°21′0″E / 40.03333, 18.35Coordinate: 40°2′0″N 18°21′0″E / 40.03333, 18.35 Altitudine: 102 m s.l.m. Superficie: 8.85 km² Abitanti: 1.730 gennaio 2007 Densità: 224 ab./km² Comuni contigui: Andrano, Montesano Salentino, Nociglia, Poggiardo, Spongano CAP: 73030 Pref. telefonico: 0836 Codice ISTAT: 075082 Codice catasto: L010  Nome abitanti: suranesi  Santo patrono: San Rocco  Giorno festivo: 14-16 agosto  Visita il Portale Italia Indice [nascondi] 1 Geografia 2 Etimologia 3 Cenni Storici 4 Monumenti 5 Evoluzione demografica 6 Amministrazione comunale 7 Collegamenti esterni Geografia [modifica] Surano è un piccolo centro salentino situato a 102 metri s.l.m.. Il territorio del comunale risulta essere compreso tra i 88 e i 116 metri sul livello del mare. L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 28 metri. Confina a nord e ad ovest con il comune di Nociglia, a sud con i comuni di Montesano Salentino e Andrano, ad est con i comuni di Spongano e Poggiardo. Si raggiunge tramite la SS. 275 Maglie - Santa Maria di Leuca collegata alla SS. 16 Adriatica Lecce - Maglie. Villetta Santa Lucia Etimologia [modifica] Il nome pare derivi dal nome latino di persona Surus con l'aggiunta del suffisso -anus che indica possesso. Cenni Storici [modifica] L'origine del centro sarebbero da ricondurre alle rovine di Suranello, villaggio poco distante da Vaste distrutto dai Barbari nel 500 d.C. Notizie certe si hanno a partire dal 1190 quando il normanno Tancredi d'Altavilla, per ricompensare alcuni cavalieri che avevano servito fedelmente e con valore il conte Roberto suo avo, diede il feudo di Surano a Gabriele Guarino. La famiglia Guarino ne rimase quasi initterrottamente feudataria sino al 1806, anno di soppressione del regime feudario. Altre notizie su Surano sono quelle relative al numero di fuochi, (nuclei familiari). Dai 17 fuochi del 1447 si passò ai soli 5 fuochi del 1483 fino ad arrivare ai 500 abitanti del 1805. Il nucleo abitativo originario si sviluppò intorno alla Chiesa Madre. Monumenti [modifica] Surano possiede tre edifici sacri: Chiesa Madre La Chiesa Madre di Surano è dedicata alla Madonna Assunta. E' in stile romanico, ultimata nel 1775 dopo l'ampliamento di una struttura precedente risalente al 1500. L'interno si presenta a croce latina e sono ben individuabili gli ambienti nuovi con quelli più antichi. Della struttura più antica si possono ammirare due altari di cui uno dedicato alla Sacra Famiglia e che possiede un tabernacolo ligneo di pregievole fattura. Nel 1828 fu costruita a ridosso della chiesa una piccola cappella che fungeva da sede della confraternita della Madonna delle Grazie. Chiesa Madonna delle Grazie La chiesa della Madonna delle Grazie fu progettata alla fine dell'Ottocento e fu ultimata nel 1912. Si trova ubicata a poche centinaia di metri dalla Chiesa Matrice e presenta all'interno un'unica navata. E' sede della confraternita omonima. Cappella di San Rocco La cappella di San Rocco è una struttura decisamente moderna, in quanto inaugurata nel 1949. Si presenta con una semplice facciata e con un'unica navata. Esattamente al di sotto della cappella esiste una cripta basiliana del sec. XII con un affresco di San Giovanni Battista. Chiesa del Vecchio Cimitero Nei pressi del vecchio cimitero, inutilizzato, sorge una chiesetta databile al XVI secolo attualmente abbandonata. Palazzo Galati Palazzo Galati è una dimora signorile del 1800 di discreto pregio architettonico. Presenta degli affreschi del 1884. Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Salvatore Fernando Puce (lista civica) dal 15/06/2004 Centralino del comune:               0836 939002        Posta elettronica: sindaco@comune.surano.le.it
Venerdì 14 Novembre 2008 | Stampa | PDF |  Email
Supersano Da Enciclopedia Wikipedia. Supersano è un comune di 4.602 abitanti della provincia di Lecce. Dista circa 40 Km da Lecce e 30 da Leuca. Supersano Supersano visto dalla Serra di Ruffano Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 40°1′0″N 18°15′0″E / 40.01667, 18.25Coordinate: 40°1′0″N 18°15′0″E / 40.01667, 18.25 Altitudine: 105 m s.l.m. Superficie: 36 km² Abitanti: 4.602   Densità: 128 ab./km² Comuni contigui: Botrugno, Casarano, Collepasso, Cutrofiano, Montesano Salentino, Nociglia, Ruffano, San Cassiano, Scorrano CAP: 73040 Pref. telefonico: 0833 Codice ISTAT: 075081 Codice catasto: L008  Nome abitanti: supersanesi  Santo patrono: San Michele Arcangelo  Giorno festivo: 8 maggio  Sito istituzionale Visita il Portale Italia Indice [nascondi] 1 Territorio 2 Etimologia 3 Cenni Storici 3.1 Dal Pliocene all'Età Bizantina 3.2 L'età feudale 4 Monumenti 4.1 I Menhir 4.2 La Cripta 4.3 Il Santuario 4.4 Chiesa Madre 4.5 Il Castello 5 Eventi 5.1 Feste 5.2 Carnevale supersanese 6 Gli scavi archeologici 7 Evoluzione demografica 8 Amministrazione comunale   Territorio [modifica] Il territorio del comune di Supersano, si estende per 36 km², a metà strada fra lo Ionio e l'Adriatico. Caratterizzato dalla presenza di modeste alture delle Serre Salentine, ricche di vegetazione e fauna, confina a nord con i comuni di Collepasso, Cutrofiano e Scorrano, ad est con i comuni di Botrugno, San Cassiano e Nociglia, a sud con i comuni di Montesano Salentino e Ruffano e a ovest con il comune di Casarano. La Serra di Supersano Il territorio del comune risulta compreso tra gli 85 e i 171 metri sul livello del mare. L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 86 metri. Etimologia [modifica] Il suo nome, sta ad indicare, molto probabilmente, una località saluberrima per il clima e per l'aria. Nelle vicinanze del centro infatti esisteva il vastissimo Bosco Belvedere, ora quasi del tutto scomparso. Cenni Storici [modifica] Dal Pliocene all'Età Bizantina [modifica] Nel Pliocene (da 5,2 a 1,8 milioni di anni fa ) l'attuale penisola Salentina non si era ancora formata e la Serra di Supersano era una lingua di terra rocciosa larga circa 2 km che emergeva dal mare in un arcipelago di isole, insieme alle odierne Serre di Ostuni, di Ruffano, di Specchia, di Tricase, di Montesardo e quelle di Racale e Ugento ad Ovest. Nel Pliocene, dunque, il mare Adriatico bagnava la costa dell'attuale Serra di Supersano i cui segni di erosione sono attualmente visibili. Non si sa per certo quando è comparso l'uomo in questa zona, ma dopo il ritiro del mare, ai piedi della Serra, si sono avuti episodi tettonici che hanno favorito il Carsismo e quindi si sono formati ripari e grotte che recano tracce di presenza umana. Numerosi sono i materiali raccolti in superficie sotto il costone della Serra di Supersano ed in località Scorpo che testimoniano la presenza umana nel territorio, nell'età preistorica che parte dal Paleolitico e arriva fino all' Età dei metalli. Nell'Età Classica, si è potuto appurare che nella zona esistevano dei villaggi di capanne a pianta ovale. Tuttavia, si può parlare della presenza di alcuni insediamenti di Età Arcaica (dal VI al V secolo a.C.) dal momento che in località Scorpo sono stati rinvenuti i resti riferibili ad una capanna o ad una struttura abitativa molto semplice a pianta quadrangolare con intonaco e tracce di focolari. Tuttavia possiamo parlare di vero e proprio insediamento urbano solo a partire dal periodo bizantino a cui appartiene la cripta della Madonna di Coelimanna. L'età feudale [modifica] Le prime notizie certe si hanno a partire dal 1195, quando il feudo di Supersano, si trovava a far parte del Principato di Taranto. Da questo momento il feudo passa a svariate famiglie fra cui si ricordano quella degli Orsini Del Balzo, dei Castriota e dei Gallone. Dal 1765 segue le vicende feudali di Tricase fino al 1806 anno della soppressione del sistema feudale. Monumenti [modifica] I Menhir [modifica] A Supersano sono presenti due Menhir dell'altezza di due metri ciascuno. Entrambi hanno alla sommità una croce, segno del tentativo intrapreso nei secoli dalla Chiesa di cristianizzare suddetti monumenti in quanto pagani. La Cripta [modifica] La Cripta di Supersano è dedicata alla Vergine Maria di Coelimanna. E' di origini bizantine ed è una delle poche non ipogee in quanto scavata nel costone tufaceo. Si presenta come un ambiente scavato nella roccia lungo la Serra di Supersano ed è affiancata al Santuario della Madonna di Coelimanna, edificato nel 1746. Icona della Beata Vergine Maria Coelimanna Alla struttura si accede attraverso un ingresso largo circa un metro ed esso, insieme ad una finestra collocata al suo interno, rappresenta l'unico punto d'entrata della luce. Ha una distribuzione degli spazi interni alquanto originale che rievoca la ripartizione secondo la disposizione della basilica paleocristiana. L'ambiente della cripta, che ha una forma vagamente rettangolare, è divisa da due pilastri di diversa forma e dimensione sui quali è impostato un arco. Misura 7,5 metri di larghezza, 15 metri di lunghezza e 2,10 metri di altezza. Il pavimento è in terra battuta, mentre il soffitto è più basso nella zona di ingresso che è la parte più antica, più alto nella zona aggiunta successivamente, ovvero dove è situato l'altare barocco. Sono presenti due altari: uno, probabilmente originale, è situato di fronte all'ingresso l'altro, in stile barocco, racchiude un affresco bizantino ormai deteriorato. Vi sono, inoltre, resti di sedili in pietra, di alcune nicchie che fungevano da ripostiglio e nella zona d'imbocco di un cunicolo, resti di un fonte battesimale. Il Santuario [modifica] Il Santuario sorge ai piedi della serra di Supersano e si accede tramite un'ampia scalinata. Fu ultimato nel 1746 e dedicato alla Vergine Maria di Coelimanna. La facciata è in generale generale semplice, quasi povera, ma all'interno fanno da contrappunto la splendida volta a croce greca e l'altare centrale di fattura settecentesca. Da ammirare è l'icona in cartapesta incastonata nell'altare centrale e raffigurante la B.V. di Coelimanna nel momento dell'apparizione alla pastorella. Alle spalle del Santuario e adiacente a questo si trova la più antica chiesa-cripta bizantina della Beata Vergine di Coelimanna. Chiesa Madre [modifica] La Chiesa Madre di Supersano è dedicata a San Michele Arcangelo, parono del paese. Sorge sulle fondamenta di una piccola chiesa che fu abbattuta nel 1723 a causa delle dimensioni troppo ridotte e per la precarietà delle sue strutture portanti. Statua San Michele Arcangelo Già dodici anni prima, Monsignor Rossi Vescovo di Ugento, in visita pastorale alla Parrocchia, riportava in una relazione che Supersano, che allora contava circa 382 abitanti, non aveva una chiesa capiente ad ospitare neppure 100 fedeli. L'abbattimento fu ordinato da Monsignor Andrea Maddalena di Napoli, allora Vescovo di Ugento. I lavori di abbattimento e ricostruzione si protrassero per tantissimi anni. Continuarono fino al 24 dicembre 1733 e dopo ben 10 anni circa i lavori non erano ancora terminati. La chiesa era però fornita di copertura. Molte furono le difficoltà a portare a termine la ricostruzione e una nota del tempo indica che la causa principale era dovuta ai tempi di miseria, che si erano succeduti. Dopo una pausa durata fino al 1739 viene messo in opera il pavimento. Nel 1741 la nobil donna Lucrezia De Capua, principessa di Tricase, fece erigere a sue spese l'altare maggiore chiamando per l'occasione gli esperti mastri Francesco Malatesta e Lorenzo De Genua. Vista laterale del Castello di Supersano Il 20 febbraio 1743 tutta la provincia di Lecce fu scossa da un tremendo terremoto che danneggiò la chiesa Madre, causando anche vari danni alle abitazioni supersanesi. La chiesa, così ricostruita, aveva una pianta rettangolare formata da un unico vano. Nel 1933 vennero effettuate altre modifiche di ampliamento della struttura. Difatti vennero realizzati due bracci ottenendo così l'attuale forma a croce latina. Ancora nel 1955, l'Amministrazione Comunale decise di far smontare pezzo pezzo la facciata principale della chiesa prospiciente su via Vitt. Emanuele, facendola indietreggiare di qualche metro, per permettere l'allargamento della Via e facendola rimontare così come è allo stato attuale. Il Castello [modifica] Il castello di Supersano si presenta con l'aspetto di un palazzo signorile. Il primo nucleo del castello fu realizzato nel 1300 e nel corso dei secoli fu ampliato e modificato. Era dotato di alcune torri di cui ne resta solo una, quella degli Orsini del Balzo. I siti ufficiali della città sono [1] [2] [3] Eventi [modifica] Feste [modifica] Le feste patronali sono quelle di San Michele Arcangelo, che si festeggia il 7 e 8 maggio e quella della Madonna Beata Vergine Coelimanna che si festeggia la prima domenica di luglio. Carnevale supersanese [modifica] La parola carnevale deriva da 'carnem levare' ed è la festa in cui ognuno si dà al tripudio ed alla gozzoviglia. Il clima festoso inizia il giovedì grasso e raggiunge il massimo del chiasso negli ultimi tre giorni. A Supersano sono già 27 anni che è un appuntamento immancabile, dal 1980 infatti nel periodo della preparazione della manifestazione vengono coinvolte tutte le istituzioni scolastiche, associazioni e gruppi di cittadini. Nelle ultime edizioni il nostro carnevale si è valso di gemellaggi con i più importanti d’Italia, Venezia, Viareggio e Putignano. Link utili per info visionare alcune immagini sono: Ilsupersanese [4] Comunesupersano [5] Gli scavi archeologici [modifica] Nel territorio di Supersano è venuto alla luce un insediamento di età medievale, nel corso di lavori di ampliamento dell'area industriale avvenuti nel 1999. Gli scavi sono stati tenuti dall' allora Università di Lecce (oggi del Salento) e dalla soprintendenza della Puglia. Durante gli scavi sono emerse alcune strutture riferibili a fondi di capanne (finora rilevati sono in Nord Europa a Poggibonsi in Toscana e a Brescia) che le datazioni al C14 e il materiale ceramico riferiranno poi al periodo medievale e precisamente tra la fine del VII fino al X sec. Ulteriori scavi hanno fatto emergere una fossa di scarico ricca di ossa animali e un frammento di vetro probabilmente proviente dall'area adriatica Venezia o Istria. Inoltre di particolare interesse risulta un muro di altezza discreta, probabilmente aveva una semplice funzione di delimitare il villaggio, ma ulteriori scavi e studi potranno chiarire meglio la funzione di questo piccolo muro, il cui percorso completo non è ancora chiaro. Attiguo al muro vi è inoltre presente un pozzo che ha resistuito ceramica da cucina e importanti resti di semi vegetali in particolare chicchi di uva. Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Paola Mauro (commissario prefettizio) dal 07/03/2008 Centralino del comune:               0833 632514        Posta elettronica: segreteria.supersano@libero.it
Venerdì 14 Novembre 2008 | Stampa | PDF |  Email
Sternatia Da Enciclopedia Wikipedia. Sternatia è un comune di 2.698 abitanti della provincia di Lecce, 16,5 km a sud-est del capoluogo. Fa parte della Grecìa Salentina, isola linguistica del Salento in cui si parla un idioma di origine greca, il griko. Sternatia Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 40°13′0″N 18°14′0″E / 40.21667, 18.23333Coordinate: 40°13′0″N 18°14′0″E / 40.21667, 18.23333 Altitudine: 73 m s.l.m. Superficie: 16 km² Abitanti: 2.698 Densità: 169 ab./km² Comuni contigui: Caprarica di Lecce, Martignano, San Donato di Lecce, Soleto, Zollino CAP: 73010 Pref. telefonico: 0836 Codice ISTAT: 075080 Codice catasto: I950  Nome abitanti: sternatesi  Santo patrono: San Giorgio Martire  Giorno festivo: 22 agosto  Sito istituzionale Visita il Portale Italia In griko il nome della città è Chora. Indice [nascondi] 1 Cenni storici 2 Evoluzione demografica 3 Amministrazione Comunale 4 Galleria fotografica 5 Voci correlate   Cenni storici [modifica] Sternatia fu casale sia sotto la dominazione normanna che sotto quella sveva. Venne poi ceduta dagli Angioini alla famiglia Del Balzo con Ugo nel 1301 ed il figlio Raimondo che fece costruire le prime mura nel 1334. Nel 1352 entrò a far parte della Contea di Soleto insieme a Zollino, Sogliano, Galatina e Cutrofiano seguendone le vicende fino al 1463 con la morte del figlio di Raimondello , Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. Durante la Battaglia di Otranto Sternatia fu il quartier generale delle truppe aragonesi di Napoli al comando del duca di Calabria, futuro re di Napoli, Alfonso d’Aragona e di Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano. Quest’ultimo il 7 febbraio 1481 effettuò una uscita di perlustrazione, con un gruppo di dodici uomini, fuori dal castello, ma, nelle vicinanze di Serrano, cadde in un’imboscata tesa dai Turchi. Il suo corpo fu decapitato ma rimase in arcione sul suo cavallo che lo riportò indietro, al castello di Sternatia. L'azione dell'Acquaviva in compenso portò fama e notorietà al suo casato, che per essa venne investito dal re di Napoli, Ferdinando I d'Aragona, dell'attributo reale D’Aragona, ereditato a partire dal figlio Andrea Matteo, il quale fu pure impegnato, nel maggio 1481, nella liberazione di Otranto dai Turchi. Nel 1593 fu barone Girolamo Personè e dopo di lui i Cicala ed i marchesi Granafei dal 1733 fino alla soppressione della feudalità nel 1806.                             Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Amministrazione Comunale [modifica] Sindaco: Patrizia Villani (lista civica) dal 15/06/2004 Centralino del comune:               0836 666001        Posta elettronica: sindaco@comune.sternatia.le.it   Galleria fotografica [modifica] Palazzo Granafei, sec. XVIII Palazzo Granafei, sec. XVIII  
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Squinzano Da Enciclopedia Wikipedia. Squinzano è una città di 14.774 abitanti del Salento in provincia di Lecce. Si trova 15 km a nord del capoluogo ed è il comune più settentrionale della provincia. Squinzano Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 40°26′0″N 18°3′0″E / 40.43333, 18.05Coordinate: 40°26′0″N 18°3′0″E / 40.43333, 18.05 Altitudine: 48 m s.l.m. Superficie: 29 km² Abitanti: 14.774 31.03.2008 (istat) Densità: 509 ab./km² Comuni contigui: Campi Salentina, Cellino San Marco (BR), Lecce, San Pietro Vernotico (BR), Torchiarolo (BR), Trepuzzi CAP: 73018 Pref. telefonico: 0832 Codice ISTAT: 075079 Codice catasto: I930  Nome abitanti: squinzanesi  Santo patrono: San Nicola di Bari  Sito istituzionale Visita il Portale Italia Indice [nascondi] 1 Storia 2 Evoluzione demografica 3 Luoghi di interesse 3.1 Piazze 4 Cultura locale 4.1 Tradizioni 4.2 La Banda musicale dei Fratelli Abbate 4.3 Personaggi celebri 5 Scuole 6 Amministrazione comunale 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni   Storia [modifica] La tradizione orale attribuisce la nascita della città al console romano Tito Quinzio Flaminio, che nel corso delle guerre tarantine del 190 a.C. eresse la sua dimora, la Villa Quintiana in questo luogo. Da qui sorse prima il casale Quintianum (che divenne poi Quinzano ed infine Squinzano), che dopo la distruzione della vicina città messapica di Valesio, si ingrandì raccogliendo i profughi. Durante il medioevo segue le vicende dalla Contea di Lecce. Nel 1560 Squinzano divenne, con regio decreto, libero Comune demaniale, ma nel 1623 motivi economici costrinsero a rivendere tale titolo per tornare ad essere un comune feudale, del quale fu beneficiario il nobile spagnolo Don Giovanni Enriquez. Lo spagnolo, amante dei Ordine Francescano, fece costruire una prima versione, molto ridotta, dell'attuale Convento, inaugurato nel 1625, circa una decina di anni dopo la costruzione della Chiesa Matrice, a tre navate ed a croce latina, sorta nel centro urbano. Inoltre sempre in quegli anni fu terminata la costruzione di un'altra chiesa, dedicata stavolta alla Santissima Annunziata, in gloria di una pia donna del paese, tale Maria Manca, alla quale apparve nel 1618 la Madonna. Il figlio di Don Giovanni Enriquez, Gabriele Agostino Enriquez, ottenne il titolo di Principe di Squinzano, titolo che dopo l'estinzione degli Enriquez, passò ai nobili Filomarino di Cutrofiano. L'abolizione del feudalesimo riuscì a liberare il territorio di Squinzano dalle soggezioni nobiliari ed ecclesiastiche e lanciò il comune verso lo sviluppo economico, demografico ed urbano. Nel XIX secolo Squinzano intraprese la lotta contro la dominazione straniera dapprima con la Carboneria, successivamente con la Giovane Italia. Alla fine delle lotte risorgimentali il voto di annessione al neo costituito Regno d'Italia fu quasi unanimemente espresso dai suoi abitanti. La situazione economica si accrebbe notevolmente, tra il 1869 e il 1891 viene costruita la stazione ferroviaria che, posta in una posizione intermedia tra Brindisi e Lecce, trasformò il paese in centro delle attività dell'intero comprensiorio. Sicché la popolazione tra il 1870 e il 1910 aumentò fino a 1 volta e mezza, fino a raggiungere i 7.500 abitanti, per superare quota 10.000 all'indomani della prima guerra mondiale. Il periodo del ventennio fascista e successivo alla liberazione del 1945 è comune a tutti i centri agricoli del sud, gravato da numerosi sacrifici economici e pieno di grandi speranze per il futuro. Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Luoghi di interesse [modifica] La città non custodisce una mole rilevante di opere d'arte, soprattutto se rapportate all'entità demografica, allo sviluppo edilizio e all'importanza storica della località. Tra le poche opere presenti nella località salentina sono apprezzabili: il Monumento ai caduti in guerra, opera in travertino scuro del celebre scultore leccese Eugenio Maccagnani, che riproduce l'alata Madre Italia, vittoriosa e pur mesta, che regge sul grembo il Figlio Caduto (con evidente richiamo alla Pietà di Michelangelo); la Chiesa Matrice, dedicata al patrono, San Nicola di Bari, edificata in elegante stile barocco tra il 1590 e il 1612, a tre navate e a croce latina. È da ammirare il pregevole coro ligneo, intagliato in noce scuro, ed alcune tele di pregevole fattura poste sugli altari, oltre ad un vivace affresco sull'arco trionfale del transetto, realizzato durante il restauro del 1801, riproducente lo stemma civico di Squinzano, l'aquila con le ali spiegate per esigenze architettoniche. Nel 1658 viene ultimato anche il campanile, sempre in sobrio ed elegante barocco, opera del concittadino Saverio Tommasi, a forma quadrangolare che va rastremandosi nei piani superiori, e di altezza di 32 metri. la Chiesa Maria Regina, completata e consacrata il 31 maggio 1969; fu il frutto rilevante dell'opera ininterrotta e meritoria di apostolato di Don Nicola Leone, ha una struttura ovale in stile moderno ed è costruita in carparo tratto dalle cave di Casalabate; internamente colpisce subito l'attenzione dei fedeli un gigantesco mosaico, opera della ditta Mellini di Firenze, raffigurante la Vergine titolare del tempio nella sua celestiale regalità; sulla parte anteriore dell'antistante altare maggiore si nota un paliotto in bronzo fuso, diviso in tre sezioni sulle quali sono raffigurati tre episodi biblici relativi ad altrettanti personaggi: Abele, Abramo e Melchisedek; lateralmente vi è l'altare del Sacramento, anche questo ricoperto nella parte anteriore da un paliotto e sormontato da un pregevole Crocifisso. Villa Elvira, comunemente chiamato come "castello" di Sant'Elia, situato all'apice del lieve pendio che si affaccia sul piccolo bassopiano che ospita la città di Campi Salentina; Villa Cleopazzo, una delle più belle case della città, se non la più bella, da anni di proprietà comunale e sede di numerose manifestazioni, mostre, e di uno degli eventi della città, il Settembre Squinzanese. Dal 2004 è anche sede della Biblioteca comunale. Dal 2006 ospita la Mediateca Comunale ed il Centro Anziani di Squinzano. Piazze [modifica] Ricordiamo come piazze principali Piazza Vittoria, una delle più grandi e più lunghe piazze del Sud Italia, Piazza Plebiscito, Piazza San Nicola e Piazza Risorgimento. Cultura locale [modifica] Tradizioni [modifica] Tra le tradizioni squinzanesi vanno ricordate: La festa dell'Annunziata, una ricorrenza religiosa legata all'apparizione della Vergine a Maria Manca, del 21 ottobre del 1618. La festa culmina il 25 marzo con l'allestimento di una grande fiera-mercato nella zona della stazione ferroviaria, che blocca l'accesso alla città dalla superstrada e dal mare. Negli ultimi anni, durante i giorni della festa si tiene la Mostra dell'Artigianato Locale, organizzata dall'Associazione Artigiani e dall'Amministrazione Comunale, ospitata nei locali della Cooperativa Agricola Squinzanese. La festa di San Nicola, i festeggiamenti del Santo Patrono si tengono il 6 dicembre. Il culto del santo patrono deriva dai rifugiati della città di Valesio e dei casali circostanti, rasi al suolo nel medioevo e dove era molto diffuso il mito greco, in cui era compreso il culto di San Nicola. Il Settembre Squinzanese, una manifestazione che allieta l'addio delle vacanze estive con un mese di spettacoli, proiezioni di film, commedie teatrali di compagnie locali e non, rassegne musicali, mostre d'arte e tanto altro. Il tutto è circondato dalla splendida cornice e dall'atmosfera creata in una delle più belle ville della città, Villa Cleopazzo. La Banda musicale dei Fratelli Abbate [modifica] Uno dei vanti della città per la maggior parte del XX secolo è stata la Banda musicale della città, nata dalla delibera del comune in seduta straordinaria il 22 febbraio 1876, ma nota ai più come la Banda dei fratelli Abbate. Questo fiore all'occhiello della città ha visto susseguirsi alla direzione dell'orchestra numerosi artisti di rilievo nazionale e internazionale, ma furono i fratelli di origine bitontina Ernesto e Gennaro Abbate che da direttori inaugurarono e vissero il periodo aureo dell'orchestra, dal primo dopoguerra fino al 1954, anno della morte del secondo fratello, Gennaro. Ernesto Abbate prese la direzione della banda comunale nel dopoguerra per l'impossibilità del suo predecessore a continuare l'opera dopo la pace del 1918. Il "Gran Concerto Musicale Tito Schipa" di Squinzano si esibì via via sulle piazze dei paesini locali, fino a raggiungere le evolute metropoli acquisendo il marchio Doc del suo prestigioso nome, riscuotendo ovunque ori e onori. Tra i trionfi più importanti quello del 1928 a Roma, in occasione dell'adunata nazionale degli agricoltori d'Italia, alla cui manifestazione era invitata per l'appunto la Banda di Squinzano. Tra gli apprezzamenti che la banda riceveva dal mondo dello spettacolo e della musica si ricorda il celebre Pietro Mascagni in persona che giunse a Squinzano sempre nel 1928 per assistere in Piazza Plebiscito all'esecuzione del famoso "Amico Fritz", un pezzo che Ernesto Abbate ricamò, come si dice, a punta d'ago. L'anno successivo segna l'apice della Banda: la città di Bologna aveva organizzato nell'ambito dell'Esposizione Internazionale, una gare fra le più note e qualificate Bande italiane da giro, alla quale non poteva mancare il Concerto Musicale di Squinzano, che dopo la magistrale esecuzione della Sagra dei fiori, poema sinfonico di composizione dello stesso Ernesto Abbate (fatti bissare per acclamazione), e dopo quella della più popolare e nota Traviata, fu dichiarato dalla Commissione Giudicatrice "fuorio concorso" per palese ed evidente superiorità nella grazia, nella tecnica e nella finezza interpretativa. Ernesto morì prematuramente nell'aprile 1934 e come ultimo regalo alla Banda e alla città affidò la bacchetta di direttore d'orchestra al fratello Gennaro, che poté continuare a dirigere sulle piazze d'Italia la sua grande creatura: la Banda. Gennaro Abbate era l'ultimo dei grandi musicisti pugliesi, ammirato da tanti, invidiato da molti, tra cui lo stesso Pietro Mascagni. Allietato dai richiami dei maggiori templi della lirica internazionale, dopo i successi al cospetto del Re d'Italia, dello Zar di Russia, del Re d'Inghilterra, tutti ammaliati dalla sua opera, scelse Squinzano per raccogliere l'eredità del fratello. In poco tempo riuscì a trasformare quella che era ancora una Banda, seppur di successo nazionale, in una grande Orchestra, pur mantenendo propri gli strumenti delle Bande. Riuscì a riportare gli spartiti nella loro dimensione originaria ottenendo risultati inimmaginabili prima di allora. Seguirono "vent'anni di successi unici" negli annali delle Bande musicali, interrotti solo dalla tragica parentesi della guerra mondiale. Ma fino alla morte di Gennaro, avvenuta nel 1954, l'Orchestra continuò ad inanellare successi e trionfi che fecero grande il nome di Squinzano in Italia e nel mondo della musica. Già dagli ultimi anni della gestione di Gennaro Abbate la Banda era spesso affidata a dei sostituiti che alleviavano il lavoro al maestro. Successivamente questi divennero i nuovi direttori d'orchestra, che perpetuarono il percorso artistico propiziato dagli Abbate, tenendo sempre i due fratelli come fonte d'ispirazione e come maestri di musica. Personaggi celebri [modifica] Squinzano ha dato i natali al cantante Nicola Arigliano, alla showgirl Linda Lorenzi, al giocatore campione del mondo di pallavolo Ferdinando De Giorgi e al cantante Antonio Maggio appartenente al gruppo musicale degli Aram Quartet, vincitore del programma televisivo X Factor. Scuole [modifica] A Squinzano, vi sono undici scuole pubbliche, tra cui un'asilo nido, quattro scuole materne, tre scuole elementari, due scuole medie e un liceo scientifico. Le scuole materne, elementari e medie, sono divise in "Poli" tra cui "Polo 1" e "Polo 2". Naturalmente, le scuole che fanno parte del Comprensivo Polo 1 sono: Scuola materna “Sant’Elia”, Scuola materna “Montessori”, Scuola Elementare “E. De Amicis” e Scuola Media “Giosuè Carducci”. Le scuole comprese nel Comprensivo Polo 2 invece, sono: Scuola materna “Rodari”, Scuola materna “Tagliamento”, Scuola Elementare “C. Collodi”, Scuola Elementare “Don Bosco” e Scuola Media “Gennaro Abbate”. Il liceo scientifico "F. Redi" di Squinzano, nato come sede distaccata del liceo scientifico "G. Banzi Bazoli" di Lecce, è autonomo da qualche anno e costituisce un'unica entità con l'Istituto Tecnico Commerciale, sito a Campi Salentina. Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Giovanni Marra (centrodestra) dal 15/04/2008 (2º mandato) Centralino del comune:               0832 785032        Posta elettronica: info@comune.squinzano.le.it   Voci correlate [modifica] Gruppo di azione locale Valle della Cupa Collegamenti esterni [modifica] Sito ufficiale del Comune Sito ufficiale della BiblioMediateca di Squinzano
Venerdì 14 Novembre 2008 | Stampa | PDF |  Email
Spongano Da Enciclopedia Wikipedia. Spongano è un comune salentino di 3.824 abitanti della provincia di Lecce.  Spongano La Torre dell'Orologio Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 40°1′0″N 18°22′0″E / 40.01667, 18.36667Coordinate: 40°1′0″N 18°22′0″E / 40.01667, 18.36667 Superficie: 12 km² Abitanti: 3.824 1º gennaio 2007 Densità: 318 ab./km² Comuni contigui: Andrano, Diso, Ortelle, Poggiardo, Surano CAP: 73038 Pref. telefonico: 0836 Codice ISTAT: 075078 Codice catasto: I923  Nome abitanti: sponganesi  Santo patrono: Santa Vittoria  Giorno festivo: 23 dicembre  Sito istituzionale Visita il Portale Italia   Indice [nascondi] 1 Geografia 2 Toponimo 3 Stemma 4 Storia 5 Da Visitare 6 Eventi 6.1 Festa di Santa Vittoria 6.2 Festa Madonna di Lourdes 6.3 Salento In Una Notte 6.4 Sagra della Conserva 7 Economia 8 Personalità legate a Spongano 9 Cognomi più diffusi 10 Evoluzione demografica 11 Amministrazione comunale   Geografia [modifica] Il nucleo abitativo di Spongano sorge a 95 metri s.l.m., tra la Serra di Supersano e la costa Adriatica di Castro, dalla quale dista circa 6 Km. Il territorio del comune che risulta compreso tra gli 81 e i 115 metri sul livello del mare confina a nord con i comuni di Poggiardo e Ortelle, a est con il comune di Diso, a sud con il comune di Andrano e ad ovest con il comune di Surano. Toponimo [modifica] Il nome Spongano, per alcuni studiosi, deriverebbe da spongia, cioè spugna, per la capacità di assorbimento del terreno. Altri sostengono invece, che il nome derivi da spolium cioè spoglie, avanzi, riferendosi ai resti delle popolazioni di Vaste oppure di Castro. Stemma [modifica] Descrizione araldica dello stemma: Di rosso, al fusto di canna, d'oro, posto in palo, cimato dalla spugna dello stesso, accompagnato in capo da tre stelle di otto raggi, d'oro, male ordinate. Ornamenti esteriori da Comune Storia [modifica] Il territorio di Spongano fu abitato sin dall'antichità come dimostrano i monumenti megalitici che sono sparsi nell'area circostante. Le prime notizie certe si hanno a partire dal 1103, quando Spongano era soggettata a Tancredi d'Altavilla, signore del contado di Castro, successivamente assorbito da Ruggero II, Conte di Sicilia. Nel 1270, la Contea di Castro, passò sotto il principato di Taranto. Il feudo di Spongano venne acquistato nel 1398 dagli Orsini Del Balzo, che prima con Raimondello, poi con la moglie Maria d'Enghien e con il figlio Giovanni Antonio, ne tennero il possesso sino al 1463, quando, con la morte del Principe, il casale passò al Regio Demanio. Successivamente, fu concesso ad Angilberto Del Balzo, genero di Giovanni Antonio. Dopo l'uccisione di questi, in quanto prese parte alla congiura dei Baroni contro Ferdinando, Re di Napoli, nel 1516 Spongano tornò ad essere Comune demaniale. Nel 1534 Carlo V concesse la Contea di Castro e i feudi dipendenti, tra cui Spongano, alla famiglia Gattinara. In seguito passò ai Ruiz de Castro ed infine ai Lopez di Zunica, che vi governarono sino al 1777. Infine la storia di Spongano si intreccia con quella dei Baroni Bacile di Castiglione, ultimi feudatari che detennero il feudo sino al 1806 anno di soppressione del regime feudatario. In seguito seguì le sorti dell'Italia Meridionale fino all'annessione al Regno d'Italia. Da Visitare [modifica] Chiesa Matrice Chiesa Madre La Chiesa Madre di Spongano è dedicata a San Giorgio Martire. Fu edificata nella seconda metà del '700 e in origine era costituita da un'unica navata mentre le due navate laterali furono edificate soltanto verso la metà dell'800. La struttura conserva nella navata destra gli altari della Sacra Famiglia, di Santa Vittoria e il battistero in marmo pregiato. Nella navata di sinistra si possono ammirare gli altari della Madonna del Rosario, l'altare gentilizio dedicato a Sant'Antonio e l'altare delal Madonna del Buon Consiglio. Degno di nota è l'altare Maggiore situato nell'abside e delimitato da una balaustra in ferro. L'abside è arredato da due acquasantiere, dalle statue dei Santi Medici, dalla Madonna di Fatima e di San Rocco, da un pulpito in legno e da un Coro in noce intarsiato del 1975. Di importanza rilevante per la fede della gente di Spongano sono le statue di San Giorgio e della protettrice Santa Vittoria a cui si celebrano solenni festeggiamenti. Dolmen Il Dolmen di Spongano denominato Piedi Grandi, dal fondo in cui è situato, si affaccia sulla strada vicinale Pastine, che confluisce sulla comunale Spongano-Montesano Salentino. Le fiancate laterali sono costituite da due lastre rettangolari verticali, una con foro, alte 70 centimetri metre la chiusura superiore è costituita da una lastra orizzonatale quadrangolare ad angoli smussati, larga mediamente 110-120 centimetri. L'altezza è di circa 85-90 centimetri, la larghezza della cella circa 90 centimetri, la profondità è di un metro. Palazzo Bacile Il Palazzo Baronale di Spongano del '500 è stato per circa cinque secoli dimora della famiglia Bacile di Castiglione. In origine era un castello, successivamente modificato in dimora abitativa, le cui fortificazione, di origine medievale, furono incorporate nel palazzo. Cappella dell'Immacolata Nella seconda metà del '800 il barone Filippo Bacile fece aggiungere un secondo piano in quanto necessitava di espanderne gli spazi per allogiarvi i suoi quattordici figli (Filippo ha anche costruito la locale linea ferroviaria che ancora oggi collega Spongano con Lecce). Cappella dell'Immacolata La cappella dell'Immacolata risale al XVII secolo. Presenta una semplice facciata in pietra leccese arricchita dal portone d'ingresso e da un ampio finestrone centrale. L'interno è a navata unica impreziosito dall'altare maggiore. Eventi [modifica] Festa di Santa Vittoria [modifica] L'evento più importante e partecipato della comunità sponganese è la festa in onore della protettrice Santa Vittoria. I solenni festeggiamenti si svolgono dal 7 al 10 agosto e prevedono l'esibizione di concerti bandistici e musicali, l'addobbo delle piazze e strade della cittadina con le caratteristiche luminarie e uno spettacolo di fuochi pirotecnici. Nel mese di dicembre ed esattamente il 22 a sera, vigilia del giorno in cui ricade la memoria della Santa, si svolge la caratteristica festa de Le Panare, cesti ricolmi di sansa che vengono fatti lentamente bruciare. Tradizione vuole che il bruciare questi cesti simboleggi il rogo del sacrificio di Santa Vittoria. Festa Madonna di Lourdes [modifica] La festa in onore della Madonna di Lourdes si tiene ogni anno l'ultimo sabato di maggio. I festeggiamenti che si aprono con la tradizionale processione per le vie del paese, prevedono l'addobbo delle piazze e delle strade con le caratteristiche luminarie, l'esibizione di concerti bandistici, concerti dal vivo e uno spettacolo pirotecnico. Monolite la Croce Salento In Una Notte [modifica] Salento In Una Notte è un evento organizzato dall'Amministrazione Comunale di Spongano. Si tratta di una manifestazione all’insegna della cultura, del divertimento, della musica, dell’ arte e dell’enogastronomia salentina. Teatro dell'evento è il borgo antico di Spongano che ospita decine di stand per la degustazione di prodotti tipici, artisti di strada, mercatini, parate, bancarelle, musica e un circo. Si tiene anche una gara di pittura. Sagra della Conserva [modifica] La Sagra della Conserva è una manifestazione che si tiene nel mese di agosto. Durante le serate dedicate al tipico prodotto salentino che viene distribuito gratuitamente, si esibiscono noti gruppi musicali di pizzica salentina. Economia [modifica] L'economia del centro si basa prevalentemente sulla produzione di olio, vino e ortaggi. Sviluppato è anche il settore terziario e da alcuni anni è sorta una zona industriale in cui operano aziende in diversi settori. Personalità legate a Spongano [modifica] Benigno Luigi Papa, arcivescovo capuccino Paolo Emilio Stasi, poeta e scopritore della Grotta Romanelli di Castro Cognomi più diffusi [modifica] Rizzello Corvaglia Rizzo Marti Paiano Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Luigi Zacheo (lista civica Sviluppo e Continuità) dal 15/04/2008 (2º mandato) Centralino del comune:               0836 945078        Posta elettronica: info@comune.spongano.le.it
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Specchia Da Enciclopedia Wikipedia. Specchia è un comune di 4.973 abitanti della Puglia in provincia di Lecce. Si trova nel Salento meridionale, a 53 km dal capoluogo, e fa parte dei "borghi più belli d'Italia". Specchia Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 39°56′30″N 18°18′30″E / 39.94167, 18.30833Coordinate: 39°56′30″N 18°18′30″E / 39.94167, 18.30833 Altitudine: 131 m s.l.m. Superficie: 25 km² Abitanti: 4.973 28 febbraio 2007 Densità: 198,9 ab./km² Comuni contigui: Acquarica del Capo, Alessano, Miggiano, Presicce, Ruffano, Tricase CAP: 73040 Pref. telefonico: 0833 Codice ISTAT: 075077 Codice catasto: I887  Nome abitanti: specchiesi  Santo patrono: San Nicola di Mira  Giorno festivo: seconda domenica di maggio  Sito istituzionale Visita il Portale Italia   Indice [nascondi] 1 Storia 2 Evoluzione demografica 3 Cinema e TV 4 Amministrazione comunale 5 Collegamenti esterni   Storia [modifica] Il paese trae il nome dal termine specchie, che sta ad indicare i cumulo di pietre a forma conica che originariamente i Messapi utilizzavano probabilmente come punto di avvistamento e difesa. La posizione di predominio su di una collina in un territorio piatto e la lontananza dal mare (al riparo dalle scorrerie Saracene) fecero sì che la popolazione nel Medioevo ebbe una crescita esponenziale. La cittadina risale all'anno mille e come molti comuni del Salento è stato possedimento feudale dei Ligorio e di altre famiglie che si sono susseguite, fino alla scomparsa del feudalesimo, nel 2 agosto 1806, a seguito dell'azione eversiva della feudalità, ad opera di Murat.                             Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Cinema e TV [modifica] A Specchia sono state riprese molte scene dei film: Sangue vivo (2000) di Edoardo Winspeare; Eccezzziunale... veramente - Capitolo secondo... me (2005) di Carlo Vanzina; e della fiction: Il giudice Mastrangelo (2005) di Enrico Oldoini. Il giudice Mastrangelo 2 (2007) di Enrico Oldoini. Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Antonio Lia (centrosinistra) dal 02/07/2004 Centralino del comune:               0833 536293        Posta elettronica: non_disponibile
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Soleto Da Enciclopedia Wikipedia. Soleto è un comune di 5.537 abitanti del Salento in provincia di Lecce. Fa parte della Grecìa Salentina, isola linguistica greca. Gli abitanti parlano correntemente il dialetto salentino, mentre la lingua grika è quasi del tutto scomparsa.   Soleto Stato: Italia Regione: Puglia Provincia: Lecce Coordinate: 40°11′0″N 18°12′0″E / 40.18333, 18.2Coordinate: 40°11′0″N 18°12′0″E / 40.18333, 18.2 Altitudine: 91 m s.l.m. Superficie: 29 km² Abitanti: 5.527 31-12-04 Densità: 191 ab./km² Comuni contigui: Corigliano d'Otranto, Galatina, Lequile, Martano, San Donato di Lecce, Sogliano Cavour, Sternatia, Zollino CAP: 73010 Pref. telefonico: 0836 Codice ISTAT: 075076 Codice catasto: I800  Nome abitanti: soletani  Santo patrono: Sant'Antonio di Padova  Sito istituzionale Visita il Portale Italia « Un mucchio di piccole case bianche dai piccoli tetti bassi intorno al grande e magnifico campanile. » (Martin Shaw Briggs "Nel tallone d'Italia", 1908)) « ... Soleto invero è una meta di puro godimento spirituale, un'oasi appartata di bellezze, le quali si disvelano interessanti più di ogni aspettativa al viaggiatore, sia esso un innamorato dell'architettura, della scultura, della pittura od un archeologo, sia esso un ricercatore di curiosità etnografiche o un folklorista ... » (Le cento città d'Italia illustrate, 1929)   Dista circa 18 km dal capoluogo e 3,6 km da Galatina. In griko e in salentino il nome del paese è Sulitu. Indice [nascondi] 1 Evoluzione demografica 2 Etimologia 3 Geografia 4 Economia 5 Cenni storici 5.1 Contea di Soleto 5.2 Famiglia Orsini Del Balzo 5.3 Dal XIV al XVI secolo 5.4 Dal XVII al XVIII secolo 5.5 XIX e XX secolo 5.6 Progetti per il futuro 6 Archeologia 6.1 Le mura messapiche 6.2 Abitazioni e sepolture 6.3 La Mappa 6.4 Una possibile interpretazione della mappa 7 Luoghi d'interesse 8 Trasporti 9 Festività e tradizioni 9.1 Gastronomia 9.2 Riti della Settimana Santa 9.3 S. Antonio: 13 giugno 9.4 Madonna delle Grazie: 5 agosto 10 Personaggi illustri 11 Amministrazione comunale 11.1 Sindaci storici 11.2 Sindaci del dopoguerra 12 Bibliografia 13 Collegamenti esterni 14 Voci correlate 15 Note   Evoluzione demografica [modifica] Abitanti censiti Etimologia [modifica] Stando ad una diffusa ma quasi certamente erronea interpretazione il nome Soleto deriva dalla parola sole. Alcuni studi hanno ipotizzato, invece, che il termine si riferisca a basoleto (syllithos), la pietra utilizzata nella zona. Nel 2003 è stato trovato un ostrakon con una mappa antichissima, detta la "mappa di Soleto", in cui le prime tre lettere del nome (SOL) sono chiaramente incise a identificare il paese. Essendo l'ostrakon di epoca messapica, non è chiaro cosa questa parola possa significare. Dalla parola Soletum si fa derivare anche, per la posizione centrale e l'importanza attribuita all'insediamento in tempi antichi, il termine Salentum che è poi passato ad indicare tutta la zona. Geografia [modifica] La città si trova a metà strada fra Otranto e Gallipoli su un piccolo altopiano a 90 metri s.l.m. Il territorio circostante degrada fino a 48 metri s.l.m. nella pianura salentina. Il punto più alto è a 110 metri s.l.m. la Specchia Murica da dove si può vedere ad occhio nudo la collina di Collepasso dopo i comuni di Sogliano Cavour e l'avvallamento argilloso-tufaceo di Cutrofiano. Bocca di una pozzella - Soleto L'approvviggionamento idrico di Soleto preistorica e medievale era garantito da numerose cisterne (cavità sotterranee in parte naturali ed in parte scavate nella pietra) che raccoglievano l'acqua piovana (essendo il paese sulla sommità di un altopiano) in numerose pozzelle ancora oggi visibili appena fuori dal centro abitato. Le pozzelle sono testimonianza della costruzione a secco legata alle antiche condizioni dell'economia agricola e delle soluzioni idriche di un tempo, e monumenti della cultura rurale salentina. Costituirono per secoli una risorsa fondamentale per la sopravvivenza della comunità e delle attività agropastorali, avendo la funzione di raccogliere l'acqua piovana. Sono ingegnose costruzioni ed arcaici serbatoi idrici. Simili alle cisterne delle città greche dell'VIII sec.a.C., le cavità sotterranee hanno delle volte in parte naturali ed in parte di tipo trulliforme costituite da pietre a secco, con un'apertura sulla sommità, che venivano successivamente ricoperte dal terreno. La bocca della pozzella (sarebbe bene chiamarla puzzieddru) è formata da un unico blocco di pietra leccese, forato al centro, delle dimensioni di circa 100x100x50 cm. appoggiato sulla sommità della cisterna. La profondità media di queste cisterne è di 7-10 metri ed alcune sono tra loro intercomunicanti fino a formare un insieme di 5-10 bocche come si può ancora osservare a nord di Soleto in località pozzelle. Nelle vicinanze ci sono degli abbeveratoi in pietra leccese per uso dei numerosi greggi di pecore e capre. Dagli anni ottanta, dopo che il comune ha realizzato una larga strada ed un pozzo assorbente, quest'area è allo stato di abbandono. Lo stesso sistema è utilizzato nelle grandi masserie che circondano il centro abitato. Nella masseria Mega (in greco vuol dire Grande), demolita per costruire il centro sportivo vi era una cisterna ( ricavata in una cavità naturale nella roccia e rozzamente ricoperta di intonaco) di dimensioni veramente notevoli. Economia [modifica] L'economia è basata prevalentemente sull'artigianato e sull'agricoltura (soprattutto ulivi e legumi),sulla pastorizia ( ovini e caprini) con produzione di formaggio pecorino anche se non mancano attività manufatturiere nel settore dell'estrazione della pietra e della manifattura di giocattoli (peluche). Cave di pietra a cielo aperto La pietra di Soleto è una pietra calcarea molto compatta ed è utilizzata per 3 scopi principali: pavimentazione stradale di centri storici (basolato) in blocchi quadrati o rettangolari di medie dimensioni oggi tagliati a macchina e quindi molto lisce rispetto a quando si squadravano a mano con accorti e appropriati colpi di picozza. produzione di calce e cemento di ottima qualità nel vicino Cementificio di Galatina che esporta anche verso l'Albania e la Jugoslavia dal porto di Otranto. produzione di brecciolina per conglomerati cementizi e bitumazioni stradali nelle ditte sia locali (Nuzzaci,ecc.) che della provincia. Denominata anche "pietra viva", questo calcare grigio, duro, resistente ed omogeneo, è scientificamente denominato "dolomia di Galatina", sebbene sia concentrato soprattutto nelle cave soletane. Le cave sono visibili sulle strade principali di accesso a Soleto sia provenendo da Martano , sia da Sternatia che da Galatina. Una nascosta è invece quella utilizzata dal Cementificio che si trova nel bosco dell'uliveto. L'estrazione e lavorazione della pietra ha impiegato nei decenni numerose maestranze soletane, come "cavamonti", scalpellini e selciatori, che si sono via via specializzate sia nella estrazione (esplosivi e macchine fresatrici) ,sia nella movimentazione (conduzione camions e benne), sia nella pavimentazione (molti comuni delSalento hanno nei loro centri storici la pietra di Soleto ed il sudore dei soletani), sia nella bitumazione (fino a Matera e Bari le opere eseguite). La sua lavorazione prevede l'utilizzo di antichi strumenti come la "busciarda" (piccoli martelli) e la "maiòcca" (martellone in legno di fico utilizzato per assettare il basolo). Oggi pesanti magli hanno sostituito l'opera di decine di braccianti che negli anni '50, seduti su cumuli di grosse pietre le spaccavano per produrre il friccio o la breccia con la forza delle braccia sollevando ed abbassando per dodici ore al giorno pesanti mazze del peso di oltre cinque chili. Manifattura di giocattoli (peluche) Una lunga tradizione familiare come giocattolai a Soleto è quella della famiglia Stanca. Nel dopoguerra si potevano vedere lungo i marciapiedi di Viale Raimondello Orsini i cavallucci a dondolo e le bambole di cartapesta messe ad asciugare al sole. Si lavorava tutto l'anno per soddisfare le richieste del periodo natalizio. Oltre all'artigiano che aveva preparato con cura i calchi in gesso in cui veniva pressata la carta imbevuta di colla liquida per darle la forma voluta, molte ragazze lavoravano in casa i vestiti delle bambole o ne dipingevano il viso e le braccia. Così venivano lavorate a mano centinaia e centinaia di pezzi. Negli anni la plastica ed il polistirolo hanno sostituito la cartapesta ed oggi prendono vita nei laboratori artigiani in Largo Cupone migliaia di peluche di varie forme e destinazioni. Dalle fiere di paese alle sorprese per le uova di Pasqua. Artigianato Botteghe artistiche di ferro battuto con decorazioni a smalto Lavoratrici al tombolo e merlettaie: i merletti più conosciuti sono "il chiacchierino", fatto con la spoletta sulle dita, e poi ancora "il tombolo", con la famosa tecnica di intrecciare i fili intorno ad altri puntati su un disegno, sistemato su un grosso cuscino cilindrico imbottito. Esperti in rivestimenti in pietra e costruzione di muretti a secco Sculturori in legno d'ulivo e in pietra leccese Azienda familiare di luminarie Pasticcerie (caratteristici pasticciotti e fruttoni) Ristoranti, Osterie, Rosticcerie (caratteristici rustici e calzoni). Cenni storici [modifica] È uno dei siti neolitici più noti del Salento per il ritrovamento di manufatti e di asce in bronzo esposte nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Alcune campagne di scavi condotte negli ultimi decenni nelle vicinanze dell'attuale Convento dei Francescani hanno portato alla luce l'antica cinta muraria di età messapica visibile ancora nel '500 e citata dall'erudito Galateo nel "De situ Japigiae". Molto prima di lui Plinio il Vecchio, nel libro III della "Naturalis Historia", narra di aver trovato, durante il suo viaggio nel Salento nel primo secolo dopo Cristo, "Soletum desertum". Soleto fu un ragguardevole nodo viario già in epoca messapica, che metteva in comunicazione i più importanti centri messapici ed incrociava una "via trasversale" che collegava il porto di Thuria sallentina ( oggi Roca Vecchia) sull'Adriatico con Vereto (oggi scomparsa ed al suo posto Patù) e con il porto Nauna sullo Ionio (l'attuale Santa Maria al Bagno). L'attuale sito è quello corrispondente al "castrum" Romano costruito dopo le guerre contro Annibale nelle quali i Messapi Sallentini si erano ribellati a Roma e schierati con i Cartaginesi. Il sito preistorico è spostato verso nord nella direzione della strada per S. Venerdia e fu raso al suolo dai Romani. Il territorio di tutto il Salento fu "centuriato" e dato in premio come si usava ai Centurioni vincitori. Inoltre nel sottosuolo del centro abitato e nelle campagne intorno a Soleto si incontrano innumerevoli avanzi di terracotta grossolana, di stoviglie smaltate, di sepolcri sempre messapici. Contea di Soleto [modifica] La storia più conosciuta di Soleto è, tuttavia, quella medioevale e coincide con la storia della Contea di Soleto con Raimondello Orsini del Balzo, che comprendeva i comuni attuali di Galatina, Zollino, Cutrofiano, Sternatia e Sogliano. La Contea di Soleto, assieme a quella di Nardò e Lecce, nasce nel 1055 con la conquista normanna della Puglia da parte di Roberto il Guiscardo della famiglia Altavilla(duca di Puglia dal 1057) e la creazione del principato di Taranto con il figlio Boemondo I nel 1088. Il Catalogus Baronum (2) del 1168 circa aveva censito nel distretto feudale di Soleto, cinque corpi feudali di collazione regia. Con l'arrivo degli Svevi, Federico II nomina il figlio Manfredi principe di Taranto a cui succederà Filippo I d'Angiò nel 1266 dopo la battaglia di Benevento. I primi conti di Soleto di cui conosciamo il nome sono d’età sveva. Ed anzitutto Glicerio de Matino, figlio del famoso Gervasio (giustiziere di Capitanata nel 1250) partigiano, come il padre, di Manfredi e di Corradino, e catturato alla resa di Gallipoli, l’otto maggio 1269, con tutti i ghibellini della provincia (1). Ebbe, forse, salva la vita; ma i feudi li aveva già persi il 28 gennaio del 1269, quando la città di Mottola da cui la famiglia era originaria , le terre di Ceglie, di Soleto ed il casale di San Pietro in Galatina, tutti suoi, furono concesse ad Anselin de Toucy. (3) Ezzelino de Tuzziaco ebbe per primo, tra il 1271 e il 1272 il titolo di Comes Soleti. Famiglia Orsini Del Balzo [modifica] Nel 1277 passò al fratello Philippe finché nel 1299 morto l'ultimo erede della famiglia Filippotto De Tuzziaco senza figli, Carlo I d'Angiò cedette la Contea di Soleto ad Ugo del Balzo(Hugues de Baux in Provenza), venuto al suo seguito dalla Francia. Alla morte di Ugo, avvenuta nel 1319, gli succedette il primogenito Raimondo (1303-1375), che la cinse di mura e acquistò i casali di Cutrofiano ( che includeva il territorio dell'odierna Collepasso) e di Castrignano de' Greci. Successivamente Nicola Orsini(1331-1399), , conte di Nola, la ereditò dallo zio Raimondo del Balzo (fratello della madre Sveva del Balzo) nel 1375 con la promessa di lasciarla a Raimondello e di unire i cognomi delle due famiglie Orsini-Del Balzo. Nascita della famiglia Orsini Del Balzo Raimondo Orsini Del Balzo, conosciuto anche come Raimondello, (1361 – 17 gennaio 1406) era il secondo genito di Nicola Orsini. Fu Conte di Soleto (1382), Duca di Benevento (1385-1401), Principe di Taranto (1393-1406), Conte di Lecce (1401-1406), Duca di Bari, Gran Connestabile del Regno di Napoli, Gonfaloniere della Sacra Romana Chiesa. Sposò Maria d'Enghien, (1367-9 maggio 1446), contessa di Lecce, che dopo la morte del marito continuò ad interessarsi concretamente di Soleto,sotto gli aspetti architettonici ed artistici, urbanistici, sociali ed amministrativi. Dopo la morte di Raimondello, Maria completò l'ultimo ordine della Guglia, collaborò per molteplici opere d’arte come la cappella di S. Leonardo e la cappella di S. Lucia (oggi inesistenti)e commissionò diversi affreschi della chiesetta di S. Stefano. Il Principato di Taranto includeva metà del Regno di Napoli ed il Principe Raimondello vi governò quasi indipendentemente dal Re, diventando il signore più ricco del regno e vantandosi di poter andare da Lecce a Napoli "passando sempre sopra le sue terre". Verso la fine del XIV secolo fondò Salice Salentino, e ordinò la costruzione della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina, un capolavoro di arte francescana. Egli stesso vi è ritratto all'interno insieme con suo figlio Giovanni Antonio ed i due monumenti funebri sono ben visibili nell'abside. Dal XIV al XVI secolo [modifica] Guglia di Raimondello Orsini Allo stesso periodo (fine XIV sec.) risalgono i cicli pittorici nella bellissima chiesetta greco-bizantina di Santo Stefano dove a uno stile giottesco si sovrappone quello delle maestranze presenti a Galatina. Secondo Ch.Diehl (L'art byzantin dans l'Italie meriodionale, Paris 1891) la chiesetta (metri 6,61x3,90) fu edificata nel 1347 (in greco anno 6885 dalla creazione del mondo). Un'altra opera importante da lui voluta e commissionata è la omonima Guglia di Raimondello a Soleto costruita nel 1397. Per ogni soletano lu campanaru è l'elemento più rappresentativo della sua identità storica. La Contea di Soleto ed il Principato di Taranto vennero assorbiti dal regno di Napoli dopo la congiura dei Baroni contro il re e la morte in Altamura nel 1463 del figlio di Raimondello e Maria d'Enghien, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, ultimo principe di Taranto. Delle mura medioevali e delle quattro porte (S.Antonio a nord, S.Vito a est, S.Lorenzo a sud, S.Gaetano a ovest) è visibile oggi solo la porta di S.Vito sormontata da una statua. Lo spessore del muro attuale ci fa ben immaginare come dovevano essere quelle che cingevano il paese probabilmente già nel 1269, anche se ufficialmente si fa risalire la loro costruzione attorno al 1334. “Le mure prime che si fecero in Santo Pietro, furo fatte nel 1334 et nel medesimo anno si murò Galatòna, Solìto, et Sternatìa”. [F. Giovannini Vacca, “Un’inedita cronaca galatinese del ‘500”]. Una veduta della porta ovest (verso Galatina) è nei dipinti settecenteschi del Des Prez. Mura di Soleto nel '700 lato ovest (Des Prez) Il castello, oggi sostituito da una civile abitazione , era situato sul lato sud e fu restaurato per l'ultima volta, come testimonia Cosimo De Giorgi nel 1880, alla fine dell'800. Fu edificato intorno al 1400 per volere di Raimondello Orsini Del Balzo. Nel 1940 versava in pessime condizioni, e nel 1948 venne demolito. Dell’antico castello di Soleto, oggi rimane solo il grande giardino. Saccheggiato dai Turchi nel 1480 dopo la presa d'Otranto, Soleto conserva ancora nel suo centro storico ( in greco αγορά - pronuncia in griko la Corà) una ricca collezione di case gentilizie quattro-cinquecentesche, dalla sobria eleganza rinascimentale, accanto a portali e palazzi barocchi . Tra il 1459 e il 1463, Galatina aveva circa 2.900 abitanti contro i circa 1.100 di Soleto e da questo momento in poi continuò ad espandersi culturalmente ed economicamente fin quando nel 1484 venne scorporata dalla contea di Soleto e dagli Aragonesi elevata a ducato. Nello stesso anno anche Cutrofiano fu ceduta alla famiglia Del Croce-Capece. La famiglia Castriota Scanderbeg, alla morte di Giorgio [1], ottenne dalla corona aragonese il ducato di San Pietro in Galatina e la contea di Soleto nel 1485. Giovanni, figlio di Scanderbeg, e suo figlio Ferrante furono il primo e secondo duca di Galatina. L’unica figlia legittima del Duca Ferrante, Irene, nata da Andreana Acquaviva d’Aragona dei Duchi di Nardò , portò il ducato di Galatina e la contea di Soleto nella famiglia Sanseverino dopo il suo matrimonio con il principe Pietro Antonio Sanseverino (1539) appartenente ad una nobile famiglia napoletana. A questo periodo risalgono le attuali porte e mura di Galatina. Dal XVII al XVIII secolo [modifica] Alla famiglia Sanseverino residente in Calabria (principi di Bisignano,Morano e Corigliano Calabro - CS) seguì Giovan Vincenzo Carafa a cui Niccolò Bernardino , figlio di Pietro Antonio Sanseverino carico di debiti, nel 1590 fu costretto a vendere buona parte del patrimonio. Ai Carafa seguirono i Brayda (Ettore, marchese di Lavello era conte di Alessano e Neviano dal 1571) ed infine, nel 1615, subentra il genovese Giovan Battista Spinelli. Soleto fu declassata da contea a baronia fino al 1806, anno in cui fu soppressa la feudalità ma non i titoli nobiliari e ultimi baroni di Soleto furono i Carrozzini. Nel 1601-1609 fu costruita la Chiesa della Madonna delle Grazie (Santuario dal 1953) con annesso convento dei Francescani. Vi si conserva un grazioso affresco quattrocentesco che riproduce la Madonna con in braccio il bimbo Gesù. Secondo una "Cronaca" di padre Bonaventura da Lama nel 1568 il viso della Madre fu sfregiato da colpi d'ascia inferti da un tal Lisandri. Dall'affresco colpito sgorgò del sangue. La "leggenda" nasconde il fatto storico che dopo il Concilio di Trento (1564) a Soleto nel 1598 fu smesso il rito greco con l'ultimo arciprete Arcudi e nel 1602 furono chiamati i Frati Minori per promuovere il rito latino non senza sofferenze per le minoranze religiose. Porta S.Vito a Soleto Nel 1688 venne completata l'attuale Chiesa di S.Nicola con annesso Monastero delle Clarisse al posto di una precedente di stile greco-bizantino. Il monastero fu fondato nel 1683 per espresso desiderio testamentario e con i beni del chierico e medico Donatantonio Bifali e della moglie Donna Ramondina Coletta. Nel 1689 venne aperto grazie al trasferimento di due clarisse provenienti dal monastero di Nardò. Il monastero subì la soppressione napoleonica dal 1810 al 1829. Recuperato nel 1830, vi fu istituito anche un educandato. Situato nel centro storico, è formato dal primo piano e dal pian terreno ed ha forma rettangolare con chiostro centrale in cui il pozzo seicentesco, in pietra leccese, domina sul verde delle aiuole. Attualmente la comunità è trasferita presso l'oasi "S. Bonaventura" in S. Simone di Sannicola dei Frati Minori a causa del dissesto del monastero il 14 dicembre 2003. A pochi passi la Chiesetta detta delle Anime con facciata anch'essa di stile seicentesco. Nel 1783 venne completata l'odierna Chiesa matrice, parrocchiale soletana al posto della vecchia chiesa medioevale che minacciava in parte di crollare. Di quella antica chiesa sopravvive una stilizzata incisione del 1604 sul grande leggio del coro ed era orientata a tramontana, con asse inverso a quello attuale. Come si legge sulla facciata settentrionale del campanile nuovo "Adrianus Preite a Cupert fecit" il costruttore fu l'architetto Adriano Preite da Copertino. XIX e XX secolo [modifica] Nella prima metà dell'800 venne costruito il Camposanto.Più volte ampliato e con pregevoli edicole in pietra leccese tra cui quelle delle famiglie Paolo Orsini e Salvatore Manca ad opera del maestro soletano Serafino Mangione. Il luogo precedente era il cortile recintato vicino al Convento dove una lapide indica che li giacciono i resti dei Soletani morti durante le pestilenze del '600 e '700. Alla fine dell'800 un nobile discendente della famiglia Carrozzini (baroni di Soleto), don Giovanni, con atto notarile lasciò in eredità al Comune due edifici di sua proprietà. In via Maria Grazia Carrozzini il palazzo settecentesco di famiglia ad uso Ospedale che verrà utilizzato fino a metà del '900 e poi adibito a Caserma dei Carabinieri ed ora sede di Uffici Comunali. Destinò anche a Ospizio per i poveri la bella villa in Largo Osanna con il nome di Opera Pia Madonna delle Grazie Giovanni Carrozzini con cospicue rendite legate ai terreni anch'essi lasciati in dotazione. Durante il ventennio venne costruito il grande edificio scolastico, più volte restaurato ed ampliato, sul finire degli anni '90. Gli ampliamenti, anche se sono stati realizzati mantenendo lo stesso stile architettonico originale nei prospetti, hanno mutato l'originaria forma planimetrica ad U modificandone la fruibilità dell'intera struttura. Monumento ai caduti - Villa comunale Dopo la storica nevicata del febbraio 1956, durante l'amministrazione comunale del Sindaco Marra, vennero demoliti gli edifici in cattivo stato di manutenzione in Piazza Municipio ( prima piazza Vittorio Emanuele II) e la vecchia torre dell'orologio per costruire l'attuale palazzo municipale restringendo la piazza e acquisendo alcuni edifici confinanti. Venne anche piantumata la villa comunale detta dai soletani cupone con all'ingresso , nel pavimento, lo stemma del Comune (il sole a 16 raggi) composto da marmo e impasti colorati e levigati. Il "cupone" era originariamente delimitato da una doppia fila di querce ed utilizzato come campo di calcio sterrato stendendo una fune sul primo filare di querce e disegnando con polvere di calce le due aree. Al centro della villa comunale venne poi edificato il monumento ai caduti e definitivamente sistemata la stele in pietra sormontata da una croce ( Osanna) da cui il piazzale prende il nome. La nuova scuola media sorse negli anni '70 su un'area detta le 4 are (grande aia di un'antica masseria) dopo aver utilizzato per anni il vecchio palazzo comunale in Via Umberto I (ora sede della polizia Municipale). Negli anni '80 i soletani cominciano a dedicarsi al tennis ed alla pallavolo. Nasce la prima squadra di pallavolo che necessita di un campo da gioco. L'amministrazione comunale guidata dal sindaco prof. Fortunato Danieli recepisce le richieste dei giocatori costretti a giocare sulla "Villa Comunale" realizzando il centro sportivo polivalente, progettato dall'architetto soletano Giovanni Miccoli, dotato di due campi da tennis e due di pallavolo/pallacanestro e pista di pattinaggio. L'attuale slargo stradale prospicente l'entrata posteriore del centro ha preso il posto della masseria Mega (in greco vuol dire Grande),e della cisterna di dimensioni veramente notevoli (in Geografia/Pozzelle). Successivamente viene realizzato anche il pallone tensostatico ed il campo di calcetto.Oggi il centro sportivo viene utilizzato anche per concerti e manifestazioni. Mosaico del Calvario - Piazzale Convento - Soleto Anche il piazzale del Convento è stato attrezzato a verde con al centro la statua della Madonna delle Grazie posta su un alto piedistallo in cemento ed il suggestivo e policromo mosaico del Calvario di Cristo ad opera del prof. Moscara. Intanto il centro storico diventava sempre più disabitato mentre nuovi quartieri sorgevano prevalentemente verso ovest spostando di fatto la maggioranza delle abitazioni e degli abitanti verso la via Galatina. I negozi e gli uffici dal centro si sono spostati sul vecchio anello stradale del Viale Raimondello Orsini ed una nuova circonvallazione ora dirotta il traffico pesante verso il nord collegando via Martano, via Sternatia e via Galatina. Nel 2002 è stata completata una bretella viaria (viale Gubbio) che collega via Sogliano e via Martano, due principali arterie di accesso al centro abitato situate a sud-est. Progetti per il futuro [modifica] L'amministrazione della Provincia di Lecce nel 2008 ha inaugurato il sottopassaggio ferroviario sulla provinciale per Galatina. L'amministrazione Comunale sta adeguando le stanze dell'ex Ospedale Carrozzini al fine di realizzare un museo e i locali dell'ex mercato comunale coperto (1950) come un punto di ritrovo per gli anziani di Soleto. Archeologia [modifica] Le mura messapiche [modifica] Tracciato ipotizzato per le vecchie mura messapiche di Soleto Oltre al ritrovamento di asce di bronzo, monete, vasi e tombe del periodo messapico esposte nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, sono state recentemente messe in evidenza le antiche mura di cui, nei secoli, si erano perse le tracce [2]. Dal 1991 al 2001 successive campagne di scavo hanno portato alla luce tratti della cinta muraria messapica nella loro parte settentrionale in località "Quattrare", "Rangali", "Convento", e "Fontanelle". La base delle vecchie mura risalenti all'VIII-VII sec.a.C. è costituita da un doppio filare di blocchi squadrati di carparo delle dimensioni di m. 1,60 x 0,70 , quelli esterni disposti di traverso e quelli interni per il lungo. Tra le due fila vi è un possente muro a secco dello spessore di circa 3 metri. Con la siccità dell'anno 2000 una larga spaccatura nel terreno ha fatto intravedere una seconda cinta muraria verso settentrione tra le località "Mega" e Via delle Miniere risalente al IV-III sec a.C. Abitazioni e sepolture [modifica] Oltre al tracciato delle vecchie mura, le campagne di scavo hanno analizzato le varie sepolture messapiche rinvenute e due ben distinti strati abitativi. Il più antico si fa risalire all'VIII-VII sec.a.C. con le tipiche capanne Japigie di forma ovale caratterizzate da muri in mattoni crudi su uno strato battuto e con il tetto a rami intrecciati.Gli strati superiori ricchi di ceramiche messapiche risalgono invece al VI-V sec.a.C. quando dalle capanne sparse si passa a case allineate lungo un asse viario edificate su un riempimento sabbioso contenuto da blocchi di carparo e pietre calcaree.I muri sono costituiti da un elevato in mattoni crudi e pali di legno con una base in blocchi di carparo e pietra leccese. La copertura in tegole poggia su una struttura di travi di legno. Le sepolture del tipo a inumazione sono costituite nella maggioranza di casi da casse di lastroni di pietra leccese e copertura in lastre di carparo, ed in alcuni casi da sarcofago. Nei corredi funebri femminili compaiono spesso oltre a monili in argento anche i caratteristici pesi da telaio a forma troncopiramidale. Alcuni di questi hanno impresse delle figure ( e tra queste anche il sole) come una specie di marchio di fabbrica. Nei dintorni di Santa Venerdia è stata confermata inoltre la presenza in un'area di circa 3 ettari di un insediamento che va dal periodo iapigio fino a quello romano. La Mappa [modifica] La Mappa di Soleto La cosiddetta mappa di Soleto è l'ultimo di una lunga serie di ritrovamenti archeologici. L'oggetto è stato scoperto all'interno di un grande edificio messapico il 21 agosto 2003 a Soleto dall'Archeologo belga Thierry van Compernolle nel corso di scavi archeologici, e testimonia le relazioni esistenti tra gli Iapigi, i Messapi ed i Greci nel V secolo a.C., non sempre approfondite dalla predominante tradizione letteraria greco-romana. Su 13 nomi di città, 2 sono di colonie greche (Taras e Graxa) e i rimanenti messapiche di cui ben 5 compaiono per la prima volta ed uno è di difficile attribuzione (STY). Una possibile interpretazione della mappa [modifica] In Messapicosulla mappa di SoletoIn latino ( testo di Plinio lib.III,11)Località italiana Hydrus (ΗΥΔΡ) Hydruntum Otranto Taras (ΤΑΡΑΣ) Tarentum Taranto Baletium (ΒΑΛ) Aletium Alezio Oian (ΟΙΑΝ) Uzentum Ugento Nar (ΝΑΡ) Neretum Nardò Sol (ΣΟΛ) Soletum desertum Soleto Mios (ΜΙΟΣ) Muro Leccese Sty (ΣΤΥ) Cavallino ?? Lios (ΛΙΟΣ) Leuka ( in Strabone VI 6.3.5) Capo di Leuca Lik (ΛΙΚ) Castrum Minervae Castro Basta (ΒΑΣ) Basta Vaste Graxa (ΓΡΑΧΑ) Callipolis,quae nunc est Anxa Gallipoli   Luoghi d'interesse [modifica] 1- Chiesa Maria S.S. Assunta (matrice o collegiata) del 1783 2- Guglia di Raimondello, dichiarata monumento nazionale. 3- Il Santuario della Madonna delle Grazie di Soleto gestito dai Frati Minori. 4- la porta di S.Vito: antica porta d'entrata da oriente nel centro storico. 5- Chiesetta di Santo Stefano (bizantina) 6- Casa natale di Matteo Tafuri(1492 -1584) nella via omonima n.70.Quattrocentesca, con un arco catalano-durazzesco e finestra del '500 con stemma. 7- Palazzo Gervasi in via Regina Elena. Risale al ‘500, presenta un elegante portale e balcone superiore a balaustra, stemmi ed iscrizioni. Centro storico di Soleto 8- Palazzo Blanco o della Zecca. Incrocio tra via Regina Elena e XX Settembre, dimora dell’arciprete Nicola Viva. Cinquecentesca con iscrizioni, portale, stemmi e motivi bugnati. 9- Palazzo Sergio. In via Salomi, 8. Cinquecentesco, già dei Rizzo, con portale e splendida finestra, con stemma dei Rizzo e decorazioni simboliche. 10- Sedile ( ora adibito ad agenzia bancaria). 11- Chiesa di San Nicola con annesso Monastero delle Clarisse (chiuso per dissesto dal 14 dicembre 2003). 12- Centro storico - palazzo Orsini 13- Cave di estrazione della pietra di Soleto 14- Pozzelle 15- Villa comunale ed Osanna 16- Mura messapiche rinvenute durante campagne di scavi archeologici 17- Chiese fuori dalle mura : Santa Venerdia (Venerdi Santo),Madonna del Carmine (riedificata), Madonna di Leuca (1766), San Paolo (riedificata). Trasporti [modifica] Nel paese è presente una stazione (Soleto) delle Ferrovie Sud Est a due binari. Tale stazione è situata sulla tratta Lecce-Zollino-Gallipoli. Vi si può arrivare dalla strada statale 16 Adriatica che collega Lecce con Maglie , dalla provinciale 367 dall'aeroporto di Galatina a Maglie , dalla provinciale 47-48 da Galatina a Martano - Otranto , dalla provinciale 31 da Sternatia o infine dalla provinciale 33 da Sogliano. Festività e tradizioni [modifica] Mercato settimanale: lunedi. "Focare" di S.Antonio: 17 gennaio. Vengono accesi grandi falò propiziatori nei crocicchi dei quartieri. Festa popolare con cuccagna del lunedi di Pasqua. Notti delle Macare ( Festa della Magia )28-30 maggio Sagra della bruschetta : ultima domenica di agosto. S. Lucia: 13 dicembre .Riti religiosi, luminarie, spettacoli pirotecnici. Festa popolare con cuccagna di Santo Stefano : 26 dicembre. Gastronomia [modifica] Come in tutto il Salento è molto diffusa la carne di cavallo, stufata o brasata col pomodoro, i pezzetti, e le lumache di terra, preparate in vari modi, le municeddhre; gustosi dolci tipici: il pasticciotto (ripieno di crema pasticcera) e i fruttoni (ripieni di marmellata di pere e ricoperti di cioccolata). Riti della Settimana Santa [modifica] Addobbi floreali dei Sepolcri, Chiamata della Madonna la sera del Giovedi Santo. Dopo il tramonto muore Gesù. In chiesa si spengono le luci, si simulano rumori come di tuono, si aprono le porte principali e quando si riaccendono le luci appare sulla soglia della Chiesa la statua della Madonna Addolorata. Dal pulpito della Chiesa il predicatore che ha appena finito di commemorare la morte di Cristo grida a gran voce " VIENI MARIA A PRENDERE TUO FIGLIO !! " Processione di Cristo morto all'alba del Venerdi Santo. Alle 4,00 un rullare di tamburo e tre squilli di tromba ( due brevi ed uno prolungato) chiamano tutti i soletani alla processione di Cristo morto seguito dalla Madonna Addolorata. Tutti gli adulti sono vestiti con la mantella gialla o blu delle due Congreghe (Anime e S.Nicola) e con il cappuccio bianco sul capo. Davanti procedono tutte le donne con le candele accese e intonando canzoni lamentose. Dietro le statue portate a spalla dai penitenti a pagamento, vi è la banda che intona marce funebri e tutto il paese segue fino all'alba percorrendo il centro storico e fermandosi nelle altre chiese ed al convento. Sabbatu santu(filastrocca popolare) Mentre si commemora la morte di Gesù si prepara la festa di Pasqua ed i dolci tipici. « abbatu santu currendu currendu, tutte le femmane vane chiangendu; vane chiangendu cu ddoja te core, sabbatu santu : cuddhrura cu ll'oe. (traduzione) Oggi è sabato santo e senza perdere tempo, tutte le donne piangono e sono addolorate; così addolorate che gli fa male il cuore, oggi è sabato santo (e già si preparano) i dolci pasquali » Dolci Pasquali tipici sono tutti quelli a base di pasta di mandorla. Vere opere d'arte alcune riproduzioni di frutta (classicamente i fichi d'india con o senza la foglia verde) o l'agnellino pasquale con la bandiera rossa della resurrezione. Pascareddhra (lunedì di Pasqua) con le tipiche cuddhrure cu ll'oe. Impasto di pasta frolla con uno o più uova intere ( con tutto il guscio) cotte al forno. La forma varia a seconda del destinatario: cestini con 2/3 uova per gli adulti, il gallo con un uovo in centro per i ragazzi e la classica bambola con l'uovo in pancia per le bambine. S. Antonio: 13 giugno [modifica] In onore di S. Antonio, culto particolarmente sentito dai soletani; ai riti religiosi si accompagnano le celebrazioni civili con luminarie nelle vie principali del paese, spettacoli, banda musicale e fuochi pirotecnici. Madonna delle Grazie: 5 agosto [modifica] Momenti di profonda partecipazione con riti religiosi e manifestazioni di folklore popolare, giocattolai, luminarie, bande, spettacoli pirotecnici. Personaggi illustri [modifica] Matteo Tafuri 1492-1584 (filosofo e medico) Francesco Arcudi 1596-1641 ( vescovo e figlio dell'ultimo protopapa in rito greco) Niceta Attanasio 16xx-16xx (condottiero italiano) Fra Giuseppe da Soleto 1667 (intagliatore tabernacoli) Pasquale Manni 1796-1876 (scultore e mastro muratore) Giovanni Carrozzini 18xx-1904 (nobile benefattore) Mario Marti 1914 (letterato e accademico) Francesco Attanasi 1978-2005 (musicologo) Amministrazione comunale [modifica] Sindaco: Elio Serra (lista civica composta da :Democratici di Sinistra - Alleanza Nazionale-Forza Italia) dal 15/06/2004 Centralino del comune: 0836 667014 - 0836 667429 Posta elettronica: segreteria@comune.soleto.le.it Ufficio Tecnico Tel e FAX 0836 667865 Polizia municipale Tel e FAX 0836 663133 Protezione civile Tel               0836 663764        Carabinieri Tel               0836 667010        Farmacia Tel               0836 667044        Guardia medica Tel               0836 527292        Centro ricreativo anziani Tel               0836 663682        Sindaci storici [modifica] 1831 D.Salvatore Manca 1876 Antonio Carrozzini Sindaci del dopoguerra [modifica] Francesco Carrozzini dal 1946 Giuseppe Dell'Anna (insegnante) dal 1951 Antonio Marra(imprenditore nel settore edilizio) dal 1956 Arnaldo Vergine (legale)dal 1961 Ettore Dell'Anna (insegnante scuola elementare)dal 1966 Luigi Danieli (insegnante materie letterarie, scuola media)dal 1975 Bruno Nuzzaci (imprenditore nel settore edilizio)dal 1985 Angelo Cagnazzo (insegnante materie letterarie, scuola superiore)dal 1988 Domenico Palmisano (dottore commercialista) Antonio Campa (insegnante materie aziendali, scuola superiore) Virgilio Baldassarre (insegnante materie letterarie, scuola media) Raffaele Saracino (medico pediatra) Elio Serra (medico psichiatra) Bibliografia [modifica] (1) Cedula taxationis Justitiaratus Terrae Ydronti 1276 ed.Filomatica Napoli 1926. (2) Catalogus Baronum Istituto Storico per il Medioevo (a cura di E.Cuozzo) Roma 1984 pag.54 (3) Registri della Cancelleria Angioina Napoli 1963 vol XIV pag.230 Bacca D. Donne del Sud, Lecce 2008 Montinari M. Soleto-Una città della Grecìa Salentina , Schena editore Fasano 1993 Petrucci A. Cattedrali di Puglia ,Roma 1960 Zacchino V. Berger M. Paesi e figure del vecchio Salento vol.secondo Congedo editore Galatina 1980 Zacchino Vittorio Lecce e Terra d'Otranto - De situ Iapigiae ISBN 88-88156-25-9 EDIPAN - Grafiche Panico Galatina (Lecce) 2004 Collegamenti esterni [modifica] Photo Gallery sul Sito ufficiale del Comune di Soleto Photo Gallery del gruppo Soleto sulla community flickr Soletum desertum in Plinio NH lib.III,101 Documentazione fotografica e planimetrica scavi archeologici (2001) parte a Documentazione fotografica e planimetrica scavi archeologici (2001) parte b Descrizione ufficiale: Pasticciotto Descrizione ufficiale: Fruttone Descrizione ufficiale: Rustico Voci correlate [modifica] Mappa di Soleto Orsini Del Balzo (famiglia) Messapico Note [modifica] ^ Edward Gibbon, 1788, History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Volume 6, Scanderbeg section ^ Thierry Van Compernolle, 2001, dall'insediamento Iapigio alla città messapica: dieci anni di scavi e ricerche archeologiche a Soleto (LE)
Venerdì 14 Novembre 2008 | Stampa | PDF |  Email

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